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E tra l'una e l'altra collezione non corre più d'una trentina d'anni. La prima, sotto la direzione di Orio Vergani, voleva essere: Nella collana mondadoriana trovarono posto: Mister Pre- sident di William Hillman. E' una paginetta di storia let- teraria del Novecento, che potrà far comodo trovare agli atti.

L'elze- viro o il saggio prendevano un carattere preciso, superando la letteratura d'occasione giornalistica: Ogni volumetto doveva contenere un'antologia di scrittore di " terza pagina "; e la pubblicazione doveva avere il carattere di un periodico per consentire agli autori di ri- pubblicare gli stessi scritti in volume, come fecero appunto Cardarelli, Barilli, Cecchi e altri.

Un'appendice su carta az- zurra conteneva alcune pagine di indicazione, sommario e critica delle "terze pagine" italiane del mese. Ogni gior- nale ne aveva allora una decente. L'editore fu trovato in un buon diavolo di impiegato delle poste che aveva ereditato una piccola tipografia dietro al Colosseo. Tutti davano la propria opera gratis: L'eco- nomia era rigorosa e il piano ambizioso. Bisognava, natu- ralmente, non contraddire troppo quel buon diavolo dell'im- piegato delle poste, e per questo si dovettero pubblicare an- che volumetti di autori non tutti " terzapaginisti ", di una notorietà che andava alle orecchie del finanziatore, come, per esempio, Luciano Zuccoli.

Mancava ogni organizzazione di vendita: A Milano, Walter Toscanini faceva lo stesso lavoro, e vendeva duecento copie per numero. Il miglior successo l'ebbe Barilli: Fatto sta che con quella collezioncina mi tolsi il gusto di leggere un giudizio di Pancrazi, in un bilancio del- l'annata letteraria nel Resto del Carlino, che diceva come tre 28 volumetti della Terza pagina Cardarelli, Cecchi, Barilli fossero i tre migliori libri dell'anno.

E la loro serie non va giudicata con criteri severi, dal momento che vi figurarono: Gli editori rifiutano sistematicamente i testi fram- mentari degli Italiani, inseguendo diari politici e romanzi americani. Scrittori vecchi e nuovi ce ne sarebbero piij di quanti si pensi, degni di sopravvivere. Ma il tempo manca, e tutti i minuti vanno dedicati a guadagnarsi il pane. Altri- menti, se fossi in quattrini, la rifarei " pour mon plaisir ", come dice l'editore Grasset.

Ad esempio, da Valentino Piccoli. Essa rappresenta infatti un 29 aspetto, ben determinato e caratteristico, della nostra lettera- tura contemporanea: Ed ecco sorgere invece una collezione di volumetti, in cui gli autori di " terza pagina " mettono in- sieme pochi articoli da giornale: Riconoscimenti e complimenti del genere, per quanto concessi a denti stretti, costituirono il principio di una lunga interminabile controversia sull'effettivo valore o no di quel tipo di scritti.

Di Cecchi, ad esempio, nel Corriere della sera del 27 marzo E che non a lungo avrebbe potuto continuare a farlo, senza condannarsi alla rovina, tra la disapprovazione e la noia dei suoi stessi lettori? Ma se per gli uni è già morta, per gli altri è sempre viva. Per questi è da lodare; per quelli è da biasimare. E a tutte queste differenze, riscontrabili a prima vista, è da aggiungere l'altra, assai piii forte ed intima, derivante dal fatale trascorrere delle stagioni. Ma un tale giudizio suscita controversie e c'è disparità anche nell'identificarne le cause.

Non converreb- be limitare l'esame a quelle dei maggiori e dei migliori, pur sempre considerando la relatività e la parzialità del giudizio?

Per assodare se la cultura e la letteratura vanno bene o male, si deve forse tener conto di tutto quanto viene stam- pato? Con- venienza politica e urgenza informativa famio sentire il loro peso similmente alla contingenza economica e alla concor- renza editoriale. E, in quanto tale, mentre lo deve integrare, deve saperglisi intonare riguar- do all'attualità, ossia alla scelta e all'interpretazione dei fatti e dei sentimenti di oggi e di ieri in rapporto all'ordine sto- rico.

Si spiega con la diversità degli intenti, in rapporto al costo e alla vendita. Più aumenta il numero dei lettori e più cresce l'opportunità di non scontentarli e di non stan- carli. I buoni scrittori che vi riescono, senza snaturarsi, sono rari. E i buoni giornali che vi contribuiscono, senza invol- garirsi, non lo sono di meno. In questa, del 17 dicembre , dedicata alla musica e alle arti, articoli di Barilli, di Carrà e di Severini.

Deve anzi saper rimanere se stesso, dall'a alla zeta, purché in maniera sicuramente accet- tabile. Bastava invece atte- nersi alla realtà dei fatti, perché la valutazione ottemperasse ai debiti requisiti di intelligenza e di giustizia critica. Ma si voleva provocare una reazione. In quanto, poi, ai mezzi finanziari dei grandi giornali nel richie- dere un particolare tipo di scritti — nemmeno troppo par- ticolare, se trascorse dal racconto alla critica, — essi avran- no avuto ed hanno la stessa funzione, poniamo, di quelli di coloro che in antico commettevano un affresco nella misura d'una data parete ecc.

Davvero in 33 quella scrupolosa bontà finisce soffocata ogni generosità? Bi- sogna dimostrarlo; anche con la contrapposizione di altri te- sti contemporanei e di diverso genere, dove a un'insufficiente bontà faccia riscontro una travolgente generosità.

Immessa e fusa nell'insieme del quotidiano, ne ha aumentata la varietà e nobilitata l'attrattiva. Anche tecnicamente, anche industrial- mente, essa ha rappresentato e rappresenta un progresso che va difeso e potenziato. E a rendere via via più urgente quel bisogno dev'essere stato il verificarsi di avvenimenti quali le guerre e le rivoluzioni. In appresso e in tempi pacifici, a quel bisogno si deve essere sostituito il piacere della lettura: Ma, a tale stregua, la sua creazione non è da valutare anche come un segno di fiducia neUa curiosità, nell'interesse, nel bisogno culturale dei lettori?

Roma non è tutta l'Italia, ma Parigi è ben sempre tutta la Francia: Anzitutto, nell'impaginazione del giornale, una " terza pagina " dedicata aUa varietà, alla cultura od alla letteratura non esiste.

Non per questo mancano le rubriche, e anzi Io spazio loro attribuito nei giornali seri ed impor- tanti è superiore nell'insieme a quello dei nostri grandi quo- tidiani. Sennonché dette rubriche sono o sparse fra la prima e la sesta ed ottava pagina o riunite in grandi pagine setti- manali. Per citare alcuni esempi: Il Monde, giornale della sera creato nella intenzione di sostituire il Temps dell'anteguerra, in cui si trovava una " terza pagina " all'italiana, esita un po' fra le due soluzioni.

Ma la differenza fra i nostri quotidiani e quelli 35 francesi non si limita ad una questione formale e investe la sostanza stessa dell'apporto culturale, letterario, artistico. Il famoso elzeviro praticamente non esiste. Solo il Figaro pub- blica in prima pagina, quattro o cinque volte per settimana, articoli vari di collaboratori letterari; e quelli spesso pole- mici di Mauriac li pubblica come articoli di fondo, anche se dedicati a questioni puramente letterarie.

I pochi redattori-viaggianti hanno lo spazio limitato; i corrispondenti dalle varie capitali straniere, anche dei maggiori quotidiani, si limitano all'invio di notizie o di qualche breve commento sulla situazione po- litica, appartenendo, salvo qualche eccezione, a tutt'altra ca- tegoria di giornalisti. Le letterature straniere ed i classici non vengono trascurati.

Da Montaigne a Balzac, da Racine a Rimbaud, gli scrittori del passato continuano ad essere presenti attraverso articoli vari, rievocazioni, critiche, commenti. Ma, contrariamente a quanto succede in Italia, un grande quotidiano francese si riterrebbe disonorato se non dedicasse ogni settimana due o tre colonne all'illustrazione ed alla difesa della letteratura francese con- temporanea, anche quando non si tratta di scrittori e di libri di primo piano.

L'intensa vita teatrale parigina, il moltiplicarsi dei concetti e delle mostre d'arte, il vivissimo interesse del pubblico per quanto riguar- da da vicino o da lontano il cinematografo, gli attori e i 36 registi, offrono sufficiente materia per occupare pagine in- tere.

Difatti anche secondo Natoli: La fisionomia stessa dei giornali francesi è ben di- versa, e l'evoluzione da essi subita, dal secolo scorso al no- stro, non è stata certo propizia all' " ennoblissement " della funzione di un giornalismo, che ha pur vantato fra le sue file scrittori di primissimo ordine.

Basterà pen- sare a giornali quali La Quotidienne, Le Globe, Le constitu- tionnel e fino ai nostri giorni, passando per il Journal des débats, il Temps e V Action frangaise, per ritrovare, di volta in volta, prese di posizioni decisive in dibattiti letterari ri- specchianti il punto di vista e l'opinione che quei giornali rap- presentavano nella vita pubblica francese. Ed è superfluo ri- chiamare qui i nomi dei grandi critici, da Jouffroy a Sainte- Beuve a Jules Lemaitre, che durante tutto il secolo XIX hanno creato un genere di critica particolarmente francese, centrata sugli elementi episodici del fatto letterario, e che ha dato luogo alla nascita di un tipo di scrittore, il " cour- riériste ", cui hanno dato lustro Anatole France e Marcel Proust, Leon Daudet e Charles Maurras, Gerard Baùer e Paul Morand.

E con questo non si vuol portare un giudizio negativo sui contemporanei, ma solo fare una semplice constatazione. Altri prima di noi, che non era- vamo ancor nati, si interrogava alla soglia del nostro secolo sulle sorti future del giornalismo francese: Questi oro- scopi sono ormai per noi senza mistero: Il " feuille- ton " e la " chronique " settimanali non sono comparabili all'elzeviro; l'informazione letteraria cede sempre più il passo al pettegolezzo mondano: Il solo giornale, per concludere, che si preoccupi di rimanere sulla linea di una tradizione nobile, è oggi Le Monde: Essa aveva avuto un inizio nell'immediato dopoguerra, quando i grandi quotidiani, riprendendo, magari sotto un titolo alterato o del tutto diverso, normalmente le loro pubblica- zioni, mostrarono subito di volersi distinguere dai loro omo- 38 nimi o quasi omonimi dell'anteguerra, riducendo il numero e la lunghezza degli articoli veri e propri in favore del noti- ziario e di brevi note informative.

Da allora i quotidiani parigini sono andati sempre maggiormente nella direzione indicata da tempo dai giornali inglesi ed americani. Esemplari per la stampa parigina di oggi possono considerarsi due quotidiani: Lo sono in un senso inverso. Le Figaro è l'unico giornale ad avere il desi- derio di non allontanarsi troppo dal passato ricordando quanto in anni lontani gli diede una vasta rinomanza.

Le Monde invece intende applicare con serietà la formula nuova. E que- sta consiste essenzialmente nel dare alle pagine che non siano di pura cronaca degli eventi un carattere tecnico. Le Monde pubblica su problemi d'indole varia: La loro impo- stazione ha tuttavia sempre qualcosa di informativo, di cri- tico o di polemico, non si tratta mai di pura divagazione, di prose interessanti od anmiirevoli soltanto per lo stile. Gli elzeviri che si potevano leggere in altri tempi su Le Temps, illustre predecessore che Le Monde ha dall'inizio avuto come esempio senza mai riuscire ad eguagliarlo, sono del tutto scomparsi.

Dal suo canto Le Figaro è l'unico a voler perpe- tuare il genere in prima pagina, l'unico o quasi ad offrire ad alcuni scrittori la possibilità di esprimersi liberamente se- guendo il capriccio della loro fantasia, sviluppando una tro- vata o prendendo l'appiglio da un fatterello di cronaca o da una nota di costume.

Ge- rard Bauer, che firma i suoi elzeviri con lo pseudonimo " Guer- 39 mantes ", è rimasto oramai unico della sua categoria, affian- cato qualche volta, ma raramente, da André Billy, da Thier- ry Maulnier, da Pierre Gaxotte, e recentemente anche dalla maliziosa Fran?

Leggendoli si ha un'impressione di fatica: In compenso Le Figaro, come gli altri quotidiani d'informazione o di par- tito, ha ogni settimana le sue pagine speciali dedicate alla letteratura, alle arti figurative, alle scienze, ai problemi so- ciali, all'economia. E va rilevato che sui quotidiani francesi lo sport ed anche gli spettacoli occupano spazio sensibilmente pili ridotto di quello loro attribuito in quasi tutti i giornali italiani.

Per contro, le pagine dedicate al teatro ed al cine- matografo pubblicano articoli di cronaca o di critica, mai pettegolezzi sulla vita privata delle attrici, dei registi e de- gli attori. Alcuni di essi esi- stevano anche dieci anni or sono ma, mentre allora potevano essere considerati un complemento ai quotidiani, oggi assu- mono a volte un'importanza maggiore alla loro esercitando sull'opinione pubblica un influsso più forte.

Ce n'è per tutti i gusti e tutte le opinioni. Essi sono aperti alla critica ed alla polemica: Quanto alle lettere, sono essi ad avere i critici più ascoltati sia per la letteratura francese che per le letterature stra- niere.

Lo stesso vale per il teatro, il cinematografo, la cro- naca o la polemica politica. Nei settimanali si riscontra in genere ima maggiore libertà d'espressione, una maggiore in- dipendenza nei confronti del potere, di quanto si verifichi nei quotidiani. Il gollismo sfrenato di Francois Mauriac non è certo condiviso da tutti i collaboratori del Figaro littéraire né il radicalismo arrabbiato di Servan Schreiber da quanti scrivono su L'Express.

Per l'Inghilterra — seguendo lo stesso criterio che per la Francia — abbiamo chiesto ragguagli a Filippo Donini e a Carlo Maria Franzero. Ed è la pagina in cui si trovano gU articoli di fondo, che in alcuni giornali sono talvolta in numero di tre, pubblicati l'uno dopo l'altro con titoletto su una colonna, come po- trebbe fare una rivista politica ebdomadaria. Poi, nel centro della stessa pagina, vi è un articolo di collaborazione, quasi sempre su problemi o su fatti di importanza internazionale.

Il Manchester Guardian, invece, pone questo articolo sulle due ultime colonne interne e nel centro ha il " diario " o la "lettera" da Londra composta di paragrafi, scritti come le annotazioni di un diario e intessuti di notizie e di commenti sui fatti e sulle cose più differenti.

Il Manchester Guardian in- vece, nelle due ultime colonne della pagina precedente a quel- la di centro, pubblica, ogni giorno, una novella o un saggio letterario. Non esiste la consuetudine della " corrispondenza " dall'estero, non esiste il nostro " taglio di terza "; anzi gli articoli di corrispondenti esteri sono rari, a meno che si tratti di vere e proprie serie di articoli.

Per contro, i giornali popolari della domenica rientrano nel tipo in rotocalco dal principio alla fine, e tutto vi prende l'aspetto di articolo sensazionale: Alla domenica, nei giornali 42 più seri troviamo una pagina intera di recensioni e un'altra dedicata al teatro, alla musica, al cinema e alla radio, con l'aggiunta di articoli e, sempre, di diari.

E' diver- sa la presentazione delle notizie politiche, diverso il modo di riferire i fatti di cronaca, diverso il resoconto delle noti- zie sportive, e ancor più diverso il modo di presentare le no- tizie letterarie, artistiche, culturali. Manca la regolarità quo- tidiana della " terza pagina " italiana. Novelle mai, disegni o vignette mai; articoli critici che non siano legati a recensioni o a spettacoli, molto raramente.

Sic- ché l'impressione del lettore italiano sarà che nel Times prati- camente non esista nulla che corrisponda alla nostra " terza pagina ", e il suo scandalo sarà ancor più grave in conside- razione del numero delle pagine di questo giornale, che ne ha dodici tutti i giorni. Ma il Daily Mail è un giornale piut- tosto popolare. Qui la situazione migliora, ma non regge ancora il confronto con quella italiana. Possiamo dunque dire che il fatto cultu- rale ha nel quotidiano inglese un ben scarso rilievo, in con- fronto allo spazio dedicato alle notizie politiche, economiche, sportive, mondane, e in confronto al gran numero di pagine assorbite per intero dalla pubblicità.

Ma non è il caso di de- durne un giudizio troppo affrettato. Le osservazioni prece- denti si riferiscono ai giornali del '53 che non si pubblicano la domenica, che vivono di pubblicità, che sono letti fret- tolosamente da gente indaffarata.

Ed è certo che, se ci si limita ad un parallelo tra i quotidiani inglesi e quelli italiani, il giudizio di superiorità, quanto a livello culturale, è a van- taggio di quelli italiani. Ma la situazione cambia completa- mente e si rovescia, a tutto vantaggio della stampa inglese, se prendiamo in considerazione i settimanali. La loro importanza si è andata affermando duran- te gli ultimi anni, com'è dimostrato dalle tirature del Figaro littéraire e di Carrefour.

Ma anche nei settimanali il proble- ma è posto e risolto come nei quotidiani. Per i viaggi e le 44 impressioni dalle capitali estere i settimanali spesso si rivol- gono ad agenzie di stampa, pronte a rivendere gli articoli di giornalisti inglesi, americani e, a volte, tedeschi e scandinavi.

Il Figaro littéraire, in cui la parte storica e scientifica è assai sviluppata, approfitta a volte di viaggi occasionali dei colla- boratori per stampare ricordi ed impressioni di viaggio. Tanto in Carré four quanto in Aris ed in altri, cinematografo, teatro, pittura e scultura hanno regolarmente le loro colonne, a volte le loro pagine.

Ma è sempre la letteratura contemporanea ad avere il sopravvento anche sui settimanali, non esclusi quelli di partito come Les lettres frangaises all'estrema Sinistra e Aspects de la France o Rivarol all'estrema Destra. Ognuno vede naturalmente la produzione letteraria secondo l'angolo delle proprie opinioni politiche, ma nessuno oserebbe igno- rarla, tutti anzi tendono ad accaparrarsi la collaborazione di scrittori noti o giovanissimi, chiedendo tuttavia non elzeviri o divagazioni, ma sempre articoli sopra argomenti molto pre- cisi, di critica, di polemica, di storia, di ricordi, di costume.

Nella stampa francese la letteratura ha ancora il posto che da noi troppo spesso ha dovuto cedere allo sport. Poi c'è il Sunday Times, un magnifico settimanale nel quale la politica si ri- duce al ruolo di Cenerentola, mentre le lettere e le arti fanno la parte del leone.

Differentemente dal Sunday Times, 45 VObserver non pubblica racconti né altro genere di lettera- tura creativa, limitandosi a una funzione di segnalazione cri- tica.

Il Sunday Times pubblica invece racconti, versi, saggi. Essi differiscono enormemente dai settimanali italiani: Il letterato inglese non trova posto tra i quotidiani, ma tra i settimanali ha possibilità molto più larghe che con il suo confratello italiano. E, mettendoci dal punto di vista dei lettori, anziché da quello degli scrittori, diremo che, per la larghissima diffusione dei settimanali, il lettore inglese legge settimanalmente più letteratura del lettore italiano.

Ma questa ri- partizione di compiti, questa specializzazione o sezionalità della stampa, si attaglia perfettamente alla mentalità e alle esigenze del pubblico inglese. Durante la settimana si lavora, non si ha tempo di leggere articoli che richiedono concen- trazione e tranquillità. Ma la domenica si ha tem- po: Ecco perché le ru- briche teatrali, musicali, ecc. Il giornalismo inglese, se pure non è nato dalla letteratura, la ha avuta almeno per levatrice.

Furono i letterati, nel Settecento, a pubblicare i primi periodici e ad inventare 1' "essay ", fiorito appunto sui giornali di Steele e di Addison, su quel Tatler e su quello Spectator che esistono ancora. Pensate che alla metà del Sei- cento le notizie della guerra civile venivano date da un foglio scozzese in versi e in rima. Pensate che la letteratura inglese conta un nobile poemetto sul giornalismo The Newspaper, di George Crabbe ; che al Morning Post, oggi sopravvivente nel Daily Telegraph, collaborarono il Coleridge, il Words- worth, il Lamb; che al Morning Chronicle collaborarono lo Sheridan, Thomas Moore, il Byron; che su un giornale vi- dero la luce i primi scritti di Dickens.

Ma poiché la letteratura era anch'essa una neces- sità e lo è tuttora, in un paese come l'Inghilterra dove si legge moltissimo volle prendersi la rivincita coi giornaH della domenica.

E' un pregiudizio, è un errore: Disgraziatamente, a tale riguardo, le cose non conti- nuano ad andar troppo bene ed anzi accennano a deterio- 47 rarsi nella stessa Inghilterra, che pur nei secoli scorsi fu maestra di insigne giornalismo. Succinta ma esauriente, una odierna documentata relazione di C. Contiene informazioni che importa trascrivere per disteso. Dal piccolo monumento di Tempie Bar, che segna il confine della City di Londra dove il cocchio della Regina deve sostare per ricevere dal Lord Mayor il permesso di en- trare nella City nella quale egli ha giurisdizione sovrana, i grandi palazzi dei giornali si susseguono sui due lati della strada fino al viadotto di Ludgate Hill, dominati dalla cat- tedrale di S.

Paolo, che gli Inglesi son convinti che sia un'o- pera architettonica pari a San Pietro di Roma, a cui s'era ispirato il suo architetto Sir Christopher Wren, amico del Bernini.

I palazzi continuano nelle stradine laterali; e qui sono edifici rigidamente funzionali, vere fabbriche di giornali, dai cui f inestroni degli interrati si possono contemplare le immense sale delle rotative, do- dici, diciotto, ventiquattro rotative che dalle ventuno e tren- ta vomitano milioni di copie. Il Times è un duecento metri fuori della zona, nella Printing House Square, un labirinto di edifici nuovi aggiunti al massiccio originario, autentico Castello del Giornalismo.

Il Financial Times non è incluso nella lista dei quotidiani e, come si addice a un giornale finanziario, è prodotto e stampato nel cuore della City; e l'organo del Partito Comunista, il Daily Worker, non ha diffusione sufficiente per essere incluso nelle statistiche dei grandi giornali. Due di quei sette giornali ora ridotti a sei perché il Daily Herald, dopo cinquantatré anni di vita battagliata e quantunque tirasse 1.

Ugualmente i grandi gruppi posseggono i numerosi giornali della domenica, divisi anch'essi in "popo- lari " — Sunday Express, News of the World, Sunday Mir- rar, Sunday Dispatch, People — e di " alta classe ", VOhser- ver e il Sunday Times, a cui si è aggiunto di recente il Sun- day Telegraph.

Quasi tutti i giornali del mattino son chia- mati " nazionali " perché arrivano in talune regioni della Gran Bretagna non per ferrovia nelle edizioni della capitale, ma stampati direttamente in quelle città, dove questi gior- nali hanno impiantato stabilimenti, e tutto il testo del gior- nale viene trasmesso dagli uffici di Londra a quelli provin- ciali mediante telescriventi e ricomposto con caratteri e im- paginazione identica a quella dell'edizione di Londra.

Dei giornali delle provincie solamente uno ha una certa diffu- sione a Londra, il Manchester Guardian, il quale, tirando ora un'edizione a Londra, ha mutato il nome in The Guar- dian, cosa che non gli ha giovato. Erano, quelli di alta classe, delle enciclopedie quotidiane degli avveni- menti mondiali, e le loro rubriche di articoli abbracciavano tutto lo scibile. I più importanti erano un modello meravi- glioso e, una scuola incomparabile di giornalismo.

Quelli " po- polari " erano dei rotocalchi quotidiani, con aggiuntevi le notizie del giorno. Alla domenica VObserver e il Sunday Times pubblicavano otto pagine di recensioni librarie cir- condate da colonne e colonne di pubblicità editoriale. Erano i tempi felici quando uno scrittore era sicuro di vedere il suo nuovo libro recensito con grande dignità, fosse pure per un giudizio negativo.

Alla fine della guerra le con- dizioni economiche non consentirono di tornare al grande formato del passato. Ridotto il numero delle pagine, è fi- nita per sempre la ricchezza delle notizie e l'abbondanza delle rubriche specializzate: I giornali di tipo popolare son diventati tutti, qual piià qual meno, dei " tabloid-papers ", dei giornali in pillole, che si differenziano solo per la quantità maggiore o minore di spazio dato al sensazionalismo e alle fotografie di donne seminude con cui taluni giornali popo- lari si procacciano una nuova clientela di lettori, cosa senza precedenti nella storia del giornalismo inglese e indice del- l'abbassato livello morale della nazione.

I vecchi giornalisti vi dicono che, dalla guerra in qua, la Fleet Street ha per- duto la sua antica e tradizionale gaiezza, il suo spirito di " bohème ", il suo senso romantico dell'avventura.

In realtà, è sceso il livello del giornalismo londinese. Fleet Street oggi non cerca più i giovani d'ingegno e magari di genio, gli scrit- tori egotisti ed eccentrici, i gran bevitori di " whisky " dalla penna brillante. E, anche se la formula aveva cominciato a rivelarsi negli anni intorno al , fino al '39 Fleet Street visse su un ritmo che ricordava gli entusiasmi e la splendida immaginazione dell'epoca eduardiana nel primo decennio di questo nostro secolo.

Fleet Street era allora la Mecca dei giovani scozzesi e gallesi con un favilla nel cuore e lo scar- tafaccio d'un'qpera geniale nel cassetto a cui si dava un ri- tocco fra un articolo di fondo e un pezzo di " reportage "; era piena di giornalisti che bevevano come spugne ma avevano il cuore e l'immaginazione alla Dickens. Arnold 50 Bennett, G. Priestley, e cento altri. Dieci anni dopo di lui un altro genio del giornalismo, il ca- nadese William Aitken, divenuto Lord Beaverbrook, scoperse un'altra inesauribile massa di lettori per il suo grande gior- nale: Le donne che compravano il sapone la cui pubblicità ingrassava il proprietario del giornale.

Le donne sono subiettive, diceva la formula, e " reporters " e redattori scrissero le loro cronache e rubriche per sedurre l'ego sempre più importante delle donne lettrici. Tutto il giornalismo inglese fu impostato sul " punto di vista delle donne ". I giornali cessarono d'essere delle tribune e dei notiziari: Fu scoperta l'impor- tanza enorme dell'impaginazione attraente all'occhio: Neanche l'urgenza delle notizie ha piti importanza: Eppure la diffusione dei giornali popolari è salita a dismisura.

Bisogna dire subito che la " terza pagina " quale noi la cono- sciamo, la " terza pagina " classica, quasi un quotidiano " feuilleton littéraire ", dove ogni scritto è tenuto a un no- bile livello e sovente è un " saggio " o " capitolo " che do- mani farà parte di un libro, questo genere di " terza pagina " non è mai esistita nei giornali inglesi: Difatti nei giornali " popolari " v'è una cosiddetta " terza pagina " in quella che è la pagina di centro del giornale, e precisamente quella a sinistra; ma gli argo- menti sono trattati succintamente, e vanno dalle questioni politiche alle questioni sociali, con particolare insistenza sui problemi delle giovani generazioni e sulle cose femminili.

In altre pagine, poi, si trovano vite e casi di astri del cine- ma, con amplissimo spazio dedicato alle critiche dei film più importanti o più " montati " dalle case di produzione. Ugualmente è per il Guardian ex Manchester , che con il Times divide la specialità di un arti- colo di risvolto nella pagina di centro, quasi sempre dedicato a cose politiche.

Sono pressoché scomparsi gli articoli di in- viati speciali, né esistono i nostri interessantissimi " tagli 52 di terza ", quasi che per il giornale inglese il resto del mondo non avesse alcun interesse. Ma è necessario soggiun- gere che da qualche tempo i due maggiori giornali settima- nali — VObserver e il Sunday Times — sono stati presi dalla febbre della " terza pagina ", e hanno addirittura creato un supplemento di ben venti pagine che viene inserito nel giornale stesso ma come una pubblicazione distinta e sepa- rata: Tanta materia che non si ha il tempo di leggerla tutta.

Il Stinday Times poi aggiunge ancora un altro supplemento: Dopo tutto quello ch'era successo di travolgente e rovinoso? Oppure, a voler essere scru- polosi, di una terza, di una quarta, di una quinta, e talvolta di una sesta e di una settima pagina dedicate all'arte, alla filosofia, alle lettere, al cinema, al teatro, alla radio, a quanto insomma si è soliti racchiudere nei due concetti di cultura e di varietà.

Il numero delle pagine che i giornaU tedeschi dedicano alla cultura ed alla varietà cambia a seconda che 53 si tratti di una delle edizioni giornaliere normali o di una edizione domenicale o " Sonntag-Ausgabe ", come si dice su entrambe le rive del Reno. Ed il perché è evidente. Le edi- zioni giornaliere vanno da un minimo di 8 ad un massimo di 12 o 16 pagine. Quelle domenicali, stracariche di pubbli- cità e di inserzioni a pagamento, caratteristica espressione di un grande paese industriale, vanno da 12 a 16 e perfino a 20 e 24 pagine.

Inoltre va tenuto conto del fatto che i maggiori quotidiani tedeschi a diffusione nazionale nelle due Germanie accompagnano le loro edizioni della domenica con un supplemento illustrato a rotocalco di 4 o di 8 pagine, che viene venduto col resto del giornale ad un prezzo legger- mente superiore a quello ordinario.

Ed esso vanta una tradizione gloriosa ed antica. Ed anche oggi il " feuilleton " è un vivaio di elzeviristi e di novellieri della giovane gene- razione, di caricaturisti e di disegnatori, di critici letterari e di polemisti, né più né meno che come una buona " terza 54 pagina " italiana. Ma una novità e diversità c'è, rispetto alla nostra: Per i Tedeschi un " feuilleton " deve accogliere tanto il Gott- fried Benn poeta quanto il Gottfried Benn critico, lo Stefan Andres improvvisatore e lo Stefan Andres analista e saggi- sta.

Alcuni credono che la costumanza abbia una sottile ori- gine psicologica. Gli è che, quando il giornalismo germanico era ai suoi albori, molte proteste e molte polemiche venivano scritte in versi alla meno peggio, quasi a volerne addolcire l'asprezza. Tanto che, per involontaria associazione d'idee, si potrebbe pensare a quella rapida forma di giornalismo po- lemico versificato che furono gli epigrammi di Marziale.

Or- bene, come se questa immancabile componente versificata del giornalismo tedesco si fosse con gli anni venuta lirificando, dalla prima o seconda o quarta pagina è passata oggi al " feuil- leton ". E naturalmente la presenza di poesie giova molto a far conoscere giovani poeti di talento.

Nei tempi d'anteguerra, prima del Nazismo, i grandi giornali di Vienna pubblicavano quasi quo- tidianamente degli articoli o meglio dei " feuilletons ", posti a pie di pagina, come un'appendice. Essi avevano un con- tenuto ricercatamente letterario, e trattavano d'arte, critica letteraria e teatrale, impressioni di viaggio. Erano soprattutto saggi, piuttosto eruditi e pesanti. Troviamo il romanzo d'appendice, una pagina dedicata ad argomenti letterari sia austriaci che stranieri, articoli d'arte, corrispondenze di viag- gi, critica letteraria, novelle, poesie.

Uno zibaldone, ma ben curato e interessante: In- somma, malgrado le attuali restrizioni, il pubblico austriaco è sempre messo in condizioni di poter seguire i principali avvenimenti letterari locali e mondiali. E so- no rimaste celebri le Canzoni d' oltremare di D' Annunzio nel Corriere della sera.

La nuova poesia italiana prese inoltre ad inerpicarsi lun- go cammini un po' troppo ardui perché fosse facile e consigliabile tenerle dietro dalle pagine di un giornale. Le eccezioni, rarissime, si ri- scontrano nei fogli provinciali, a firma di giovani. L'appendice, come tale, non ebbe ini- zio romanzesco, non fu limitata alla pubblicazione di un ap- posito tipo di romanzo, popolaresco, avventuroso, passio- nale. In quanto all'appendice costituita da un apposito romanzo a puntate, ebbe il suo periodo di fulgore nella Francia del- rSOO con l'Alessandro Dumas dei Tre moschettieri e di Vent'ani dopo e con l'Eugenio Sue dell' Ebreo errante.

Per i surrealisti, a motivo del potenziatissimo coefficiente fantastico; per i politici, a motivo dell'appaga- mento fantastico popolare, non certo conseguibile con qual- sivoglia produzione letteraria, una volta essiccatosi il filone del poema epico e cavalleresco.

Ma una storia del romanzo d'appendice dev'essere ancora scritta; e sarebbe curioso se- guirvi l'andamento delle diverse maniere narrative e dei di- versi insegnamenti morali in rapporto al trascorrere degli anni, poiché l'intreccio e la morale sempre vi prevalsero sino a costituirne la ragione essenziale. La gente ha fretta e vuol sapere subito tutto. Sono cambiati anche i gusti delle persone e quelle che un tempo stavano sulle spine per l'eroe 57 chimerico in pericolo, sono morte: Eppure qual- che superstite traccia del romanzo d'appendice o per lo meno di quell'esigenza, volta dal fantastico allo storico, è parsa ai giorni nostri riscontrabile in alcune pagine speciali del Tempo romano, dedicate specialmente a rievocazioni di forte richiamo politico-militare.

Ma qui nella valutazione torna- no a prevalere elementi politici. Presenti fin da allora nella scelta? E non certo assenti, neppur oggi, dalla novellistica che, al presente, viene ospitata di domenica, a piena pagina, nelle varie edizioni àcWUnità. Dove non c'è politica? Anche nei romanzi d'appendice e nella novellistica. E solo nei piii importanti journal de Genève, Tribune de Genève, Gazette de Lau- sanne, Liberté di Friburgo c'è una pagina letteraria setti- manale.

Quella del Journal è diretta dal romanziere Jacques Chenevière, è piuttosto accademica ed accoglie anche scrit- tori francesi di qualche rinomanza. Quella della Tribune è diretta dal romanziere Jean Marteau, spirito mordente, un 58 po' volterriano. Quella della Gazette è diretta dal critico Jean Nicollier ed è forse la migliore. Nulla di mutato in Svizzera, postilla Guido Tonella: Ma una tale constatazione vale soltanto nel senso propriamente numerico di una pagina let- teraria che figuri davvero al terzo posto e che appaia ogni giorno.

In altri termini sarebbe errato credere che i giornali svizzeri, più esattamente quelli della Svizzera francese, si limitino a occuparsi di argomenti letterari nella loro speciale pagina settimanale.

In quanto alla pagina letteraria, premesso che alcuni titolari sono mutati, occorre aggiun- gere che il sistema è andato sviluppandosi, sicché più che di pagina letteraria si deve parlare di supplemento lettera- rio: Da rilevare che questi supplementi, pure riservan- do lo spazio maggiore alla letteratura accolgono per solito gli articoli consacrati -in genere ad argomenti artistici, come avviene anche nella " terza pagina " italiana.

Nei giornali della Svizzera tedesca la " prima " è di solito consacrata alle notizie di attualità, come da noi: Xon c'è dimque un problema di concorrenza, e questa condizione di privilegio assicura una grandissima serenità nei riguardi della collaborazione letteraria.

Odu tutti gli inconvenienti di altra indole, esiste la possibilità di orientare U pubbUco verso il Livello più alto: La " terza pagina " non esiste perché la collaborazione letteraria è variamente distribuita secondo i giornali, che a loro volta si distinguono fra loro anche per il formato. UABC, che ha il formato d'una grossa rivista in quarto, dedica alla collaborazione letteraria la prima pagina, subito dopo la copertina illustrata e le even- tuali pagine di pubblicità.

Il giornale si apre dunque con questo portico di raccoglimento e di finezza, prima che in- cominci n tumulto degh avvenimenti del giorno. Come qua- lità fa pensare alla " terza pagina " del Corriere della sera negU anni migliori, ma gli articoli sono cortissimi, tre quarti delle nostre colonne, e portano la firma dei migliori lette- rati, fra cui basti citare per tutti il maestro dell'elzeviro spa- gnolo, Azorin.

Di Arriba è collaboratore fisso Eugenio D'Ors con le sue Glosse, notazioni brevissime e pensierini, che a volte risultano un po' strani poiché obbediscono a un suo disegno segreto che non appare se non quando poi li racco- glie in volume nei suoi Glossari. In essa apparve sovente, fino alla sua scom- parsa, anche Ramon Gomez de la Sema, che da Buenos Aires, dove dimorava, mandava le sue ultime Greguerias.

Ma anche Arriba riserva generosamente molto spazio alla letteratura ed alle arti. Le troviamo dapprima nella seconda e nella terza pagina, ma poi riappaiono in modo preminente nella rubrica Vida cultural, ed ancora nelle pagine speciali, dove si legge sovente, assieme ad altre firme di grande prestigio, quella del filosofo Adolfo Muiioz Alonso.

Ma nelle sua terza pagina intitolata Editoriales y colahoraciones, anche Ya pub- blica sovente articoli letterari, benché essi trovino posto, pili avanti, in una pagina appositamente riservata alle colla- borazioni. Ed anche i quotidiani madrileni della sera ospi- tano collaborazione di molto interesse.

Fra essi va ricordato 61 Pueblo, organo dei Sindacati, che ha la sua " terza pagina " intitolata proprio Terza pagina. I temi della classica " terza pagina " vengono trattati con una prosa divulgativa, e si trovano un po' dappertutto, nelle molte pagine del giornale. In realtà, tanto fervore letterario è presente anche in molti giornali di provincia. Come esempio, va citato Diario vasco di San Sebastiano, che ha una pagina dal titolo Las artes y las letras, con degni e brillanti articoli.

In conclusione, molti Spagnoli che leggono la stampa di altri Paesi europei retti con il si- stema della democrazia parlamentare, giudicano monotoni i loro giornali, ma riconoscono che danno un contributo ap- prezzabile alla cultura. Specialmente con le edizioni della domenica, il loro apporto alla conoscenza della narrativa, della poesia, della filosofia, della pittura, eccetera, è molto importante.

E la " terza pagina "? In sua vece, tutti i " diarii " di Lisbona, di Oporto e di Coimbra pubblicano settimanalmente un'accurata pagina letteraria, con articoli critici, notizie, fotografie, disegni. E qualche giornale, specie del pomeriggio di formato ridotto , ha pure una pagina settimanale di teatro e cinema, o belle arti, una dedicata alle signore, una per i ragazzi, una tutta di sport e di corride.

E il Diario Popular di Lisbona, offre, quindicinalmente, per- sino una pagina di argomento assicurativo. Al primo gennaio Al 31 ottobre E lasciamo tutte le altre cifre stati- stiche che, in proporzione, non sono meno impressionanti. Pubblicazioni apposite le registrano e illustrano con abbondan- za ed esattezza di particolari. Ed è un'assenza che non trova giustificazione nel loro assai maggior numero di pagine. Altre ragioni debbono esservi e, chiedendo a Giuseppe Prezzolini e a Gianni Gran- zotto di indicarcele e commentarcele, deliberatamente ci ri- volgemmo nel '52 a un anziano e a un giovane, a un profes- sore che da anni risiedeva in America ora non più: Prezzolini se ne stava asserragliato tra i libri in cima a un grattacielo di New York, ma come dentro la torretta di un osservatorio, e di là guardava e annotava.

Ma, mentre la rubrica quotidiana è tenuta da un redattore fisso, il setti- manale " Book review" è fatto da un altro redattore che talvolta non scrive, è illustrato e ci collaborano degli " spe- cialisti ". Cioè un libro di letteratura francese generalmente è recensito da un professore di letteratura francese, oppure da uno che ha tradotto molto dal francese; e il pubbUco viene informato di questa qualità o giustificazione; e in ge- nerale il pubblico viene informato delle qualificazioni, dei titoli di collaboratori straordinari: Cosa che si potrebbe fare anche nei giornali italiani, se non si supponesse il pubblico più informato di quello che è.

Nella pagina dove si trova la recensione, si trovano anche altre notizie letterarie, ma non esclusivamente. Il teatro, il cinema e ora la televisione occupano colonne o pagine vicine. La critica americana è, in generale, piuttosto bonaria, salvo che per il teatro ed il cinema.

Quella lette- raria mi pare molto mite in confronto dell'italiana e della 64 europea in generale. Anche qui le notizie personali si alter- nano a quelle sugli spettacoli e sul contenuto o sulle ten- denze letterarie. Il supplemento degli spettacoli è molto più vasto ed illustrato di quello letterario, o più precisamente è librario, perché un libro di memorie o di politica occupa sempre un posto più importante di uno di poesia. Ci sono i " colonnisti ", che magari possono qualche volta non seguire la politica dello stesso giornale.

Parecchi di questi colonnisti rasentano il libello in ogni numero. Altri si man- tengono su un livello più elevato di idee. Ci sono dei com- mentatori umoristici e sentimentali; ci sono dei poeti umori- stici o sentimentali o politici. E anche in fondo a una co- lonna si possono trovare dei versi non mai straordinari ma passabili.

Insomma c'è un interessamento vasto alla lette- ratura e all'arte e alla fotografia, ma più diffuso e più so- ciale, e gli organi sono più specializzati, per via dei mezzi superiori. In generale, la notizia, il fatto, hanno più importanza dei valori e dei gusti e dei pareri. Non esiste un setti- manale tipo Europeo, indipendente da giornali. Esistono in- vece molti supplementi del genere, che vengon distribuiti ai lettori di altri quotidiani in un altro settore.

Comunque, e sempre parlando in generale, gl'intellettuali e recensori di gran parte della stampa son di tendenza di Si- nistra: E, con le fotografie de- gli autori, sono usate anche quelle dei collaboratori. Alcuni colonnisti hanno sempre il proprio ritratto riprodotto ogni volta in piccolo, come una firma. Ma si usano anche le caricature soprat- tutto negli organi piij raffinati ed europeizzanti.

Le notizie intellettuali appaiono spesso in mezzo alle colonne quotidiane di "gossip" voci, pettegolezzi, aneddoti, motti che si trovano ogni giorno in tutti gli organi appena un po' im- portanti.

Alcuni supplementi pubblicano racconti e altri " fu- metti ". Il News, una novella di una pagina in ogni numero, ed un romanzo in genere poliziesco a puntate. Per la quasi totalità degli scrittori di critica, la letteratura è un fatto so- ciale o politico.

Persone che giudichino le opere letterarie dal punto di vista letterario, sono pochissime; una è Edmund Wilson; e non hanno certo un grosso pubblico. I libri ven- gono giudicati quindi per la tesi sociale che sostengono, o come studi di un dato ambiente storico o presente, oppure di un dato problema.

La coscienza sociale americana ha un peso maggiore di quella europea, nel giudizio intellettuale. Nessun giornale pubblicherebbe certi articoli che noi pur leg- giamo con piacere nella " terza pagina " italiana. Tuttavia l'editore avverte, con un biglietto, che non si pubblichino recensioni fino al giorno tale; e tutti mantengono la parola, sicché nello stesso giorno si vedono escire le recensioni in tutti i quotidiani se il libro è importante e nessun critico o direttore commetterebbe mai l'infrazione di farlo prima.

Ma tanta roba non starebbe in una pagina. In Francia, ad esempio, la " terza pagina " non esiste. Ma giornali come il Figaro pubblicano ogni giorno, al piede della prima pagina, quelle " chroni- 67 ques " che sostituiscono talvolta i nostri elzeviri, talvolta le nostre inchieste di inviati-speciali nei paesi del mondo. Nulla di tutto questo nel giornale americano, per lo meno nelle sue edizioni normali e quotidiane.

Il giornale ameri- cano, nei giorni feriali della settimana, si compone di due parti, di due veri e propri fascicoli distinti, ciascuno di circa trentasei pagine. Questi articoli, anche quando sono affidati ad inviati-speciali, non hanno mai il carattere lette- rario delle corrispondenze italiane di " terza pagina "; sono strettamente rivolti ad una informazione completa dei fatti, senza divagazioni e senza alcun tentativo di dare interpre- tazioni ricavate da episodi marginali, come avviene sovente nel corso dei viaggi dei nostri più celebri " inviati ".

Rara- mente la corrispondenza ha carattere personale. E' stato il caso, ad esempio, delle corrispondenze di Helsey dal Giap- pone, con la prima descrizione del cataclisma di Hiroshima.

O quello degli articoli di Margherita Higgins dalla Corea. Queste corrispondenze erano pubblicate in prima pagina, o nel corpo del giornale senza distinzione particolare dal resto delle altre informazioni. Ogni giorno i principali avvenimenti vengono commentati in una serie di sei, sette, otto brevi articoli di mezza colonna l'uno, ed an- che meno.

Tutti anonimi, e tutti col tono di un articolo di fondo. Spesso sono dedicati anche a fatti del costume, a cro- nache letterarie ed artistiche, quando esse prendano l'aspetto di stretta attualità. In questo caso possono vagamente rasso- migliare al tono dei nostri articoli di " terza pagina ". Ma li contraddistingue sempre la concisa brevità, e il tono asso- lutamente impersonale.

Nella pagina degli " editoriali " tro- vano posto anche divagazioni intorno ad avvenimenti mi- nori, vere e proprie argomentazioni da " corsivo " brillante, come le colonnine smarginate di certe nostre " terze pagi- ne ". Ma si tratta di prosa anonima, contenuta entro limiti di spazio assai ristretti.

In esso vengono pubblicate: Anche in questo settore, le pagine dedicate ad avvenimenti e a problemi culturali si aggiun- gano le cronache scientifiche, artistiche; e quelle dedicate a questioni educative, ai problemi della scuola, ecc. Ciascun giornale ha, per ogni particolare problema o qualità di informazione, il suo o i suoi " colonnisti ".

Come le famose Louella Parson ed Elsa Maxwell per gli avvenimenti mondani: Bisogna vedere il sabato notte le edizioni domenicali sono messe in vendita la sera del sabato gii Americani e le Americane tornarsene a casa col pesante fagotto del giornale preferito sotto il braccio, prepa- rati ad una lunga e varia lettura festiva. I giornali domeni- cali, che costano quattro volte di più del prezzo normale venti centesimi di dollaro invece di cinque, vale a dire cen- toventi lire invece di trenta , si compongono di numerosi fascicoli.

Ci sono sempre i due primi fascicoli dedicati alle informazioni. Poi c'è un fascicolo nel quale vengono rias- sunte, e commentate, tutte le principali notizie politiche della settimana. Un altro fascicolo è il sommario panoramico di ogni attività e di- ogni attualità nel mondo dello spetta- colo, dal teatro alla televisione, dal cinema al concerto.

In America vi è netta distinzione fra giornalismo e letteratura. Ed è questa, sostanzialmente, la ragione per cui la nostra "terza pagina " non esiste. In America gli scrittori non hanno bisogno di svolgere una secondaria, o primaria che sia, attività giornali- stica per vivere e prosperare. E il giornalista lavora in un campo e sotto sollecitazioni del tutto diverse da quelle dello scrittore.

Il giornalista è o l'informatore o l'osservatore o il critico dei fatti quotidiani. Il problema della sua professione, e del suo successo, è un problema di abbondanza di notizie e di acutezza di interpretazioni: Ma dodici anni pili tardi?

L'Unesco informa che, in tutto il mondo, ogni giorno, si tirano milioni di copie di quotidiani, 92 mi- lioni dei quali nella sola Europa. Ma la cultura, la critica, la letteratura quale posto vi occupano? Lo abbiamo chiesto a Ilario Fiore, di stanza a Washington da qualche anno e in grado di saperlo per diretta esperienza. Fermiamoci sulla " massa ", non dimentican- do che nel dizionario specializzato di qui è termine di rara potenza e di irresistibile funzionalità quello di " mass me- dia ", cioè i mezzi di comunicazione di massa comprendenti i giornali, i settimanali, la radio e la televisione.

Per i gior- nali e i periodici, le statistiche al primo gennaio del 70 indicavano considerevoli variazioni: Un americano su due compra un gior- nale al giorno e un americano su otto è abbonato ad una rivista settimanale.

In America di solito manca il tinello o la camera da pranzo perché la tendenza della famiglia media di Suburbia è quella di mangiare in cucina. Comunque, nell'appartamento o nella casa giornali- stica vista come unità-somma di tanti vani, il quotidiano americano ha ridistribuito lo spazio della camera mancante, aggiungendo qualcosa di più agli altri vani.

Mi sembra che il paragone regga bene, soprattutto perché consente subito di dire che la " terza " è ben disseminata, con la solita ab- bondante profusione di mezzi, carta, inchiostro e pubblicità di cui non c'è penuria alcuna negli Stati Uniti. Il quotidiano newyorchese, che è sempre il più importante anche se spesso non il più autorevole, vendeva — al primo gen- naio — Messo sulla bilancia, il New York Times della domenica pesa una media di due libbre e mezza, cioè un chilogrammo e centonovanta grammi, peso-primato senza dubbio.

Composto di tante se- zioni, di una dozzina di camere almeno, una è dedicata alla Book Rewiew, che è non solo la pubblicazione riservata alla critica letteraria ma una vera Fiera letteraria, dove si trova di tutto. Il metodo impiegato per la rassegna dei libri è già stato spiegato da Prezzolini.

Aggiungerei soltanto un paio di osservazioni di aggiornamento. La prima riguarda l'abitudine dei giornali americani nel rispettare quello che si 71 chiama il " pubblication day " o giorno di pubblicazione di ogni singolo libro.

Questo è anzitutto un merito degli edi- tori e della loro accurata organizzazione di vendita. La domenica precedente o seguente tale data, la sezione letteraria del Times come la Book Week della New York Herald Tribune, il supplemento domenicale dei giornali di Chicago o di Los Angeles, tutti insomma pubbh- cano, nel giro di due domeniche, il loro commento ai libri considerati meritevoli.

Nella sezione del Times, inoltre, una interessante iniziativa, chiamata Best Seller List, pubblica settimanalmente i primi dieci libri più letti nella categoria del romanzo e i primi dieci nella categoria delle pubblica- zioni varie. Va da sé che questa è la prima curiosità da leggere aprendo la " terza pagina " domenicale del Times normal- mente fatta di 64 pagine formato rotocalco, dove, insieme alle critiche, si trova la splendida pubblicità che le case editrici fanno ai propri autori — spesso una pagina intera su un solo libro — mescolata ad una serie di articoli, gaz- zettini, notiziari, anticipazioni ecc.

Oppure che il primato è detenuto nel dopoguerra dal romanzo di Alien Drury: Advise and Consent, rimasto nei " best sellers " per ben 93 setti- mane, pili che bastanti per dare inizio ad un nuovo genere di lettura media americana che in italiano chiamiamo la fantapolitica. Ed è sempre dalla Book Rewiew dei giornali con speciale edizione domeni- cale che si possono individuare le tendenze nazionali del gusto di lettura.

Si giudica un paese anche da quel che legge, e gli Americani, come paese, hanno un'industria fio- rente e un mercato librario eccelso anche se non sempre molto " registrato ". Nell'elenco dei " top ten " del pas- sato decennio figurano romanzi corrispondenti ad un genere che qui definiscono " conventional reading ", intendendo la lettura come un passatempo più che come un regolato suc- cesso di allargamento e di irrobustimento della propria cultura.

I " top ten " sono infatti libri che sembrano scritti apposta per ricavarne un film, ricordando che per i diritti cinemato- grafici di un romanzo di successo quelli di HoUywood hanno pagato a Jones, l'autore di Da qui all'eternità, la somma di cinquantamila dollari, pari ad oltre trecento milioni di lire.

Un altro pezzo di " terza pagina ", come camera a sé man- cante ma utilizzata in altro modo, è quello che nei giornali della domenica, dal Times al più modesto quotidiano del Midwest, è rappresentato dal rotocalco settimanale, un sup- plemento che nel Times, fra testi e fotografie, fotoservizi e pubblicità, supera in pagine una normale copia della rivista Life. Nella sezione chiamata " magazine ", compaiono quelle che nella nostra " terza " sono le " spalle " di attualità o le corrispondenze politiche dall'estero, in aggiunta a quel- le stampate in un'altra sezione domenicale chiamata " news and editorials ", commenti alle notizie della settimana ed articoli di fondo.

Sparpagliato nelle differenti sezioni del supplemento domenicale c'è insomma tutto quel che da noi si stampa concentrato in una pagina, ad eccezione dello elzeviro o del racconto breve. Questo compito è assolto da pubblicazioni che non hanno niente di comune con i quo- 73 tidiani. Sono i racconti illustrati del Saturday Evening Post, i lunghi resoconti culturali di viaggio o di costume di Holi- day o delV Atlantic Ma gazine, le inchieste politiche della Saturday Rewiew o di settimanali come The Republic, The Nation, quindicinali come il Reporter del nostro Max Asco- li, se non sono corrispondenze a puntate nel quotidiano Christian Science Monitor di Boston, unico in questo genere di servizio.

Per i libri basta dire che nel supplemento domenicale e nella mezza pagina quotidiana dedicata al libro del giorno, il solo New York Times pubblica la critica di circa 1. Non credo esista al mondo una " terza " che possa avvici- narsi a questo primato. Il giornalismo americano viene fatto con meno preoccupazioni delle nostre, anche culturali. James Reston afferma perentoriamente che i giornali- sti non debbono scrivere libri se vogliono informare i loro lettori coscienziosamente.

Informare, questo è il loro " job ", dicono: In America il giornalista non fa, tranne rare eccezioni, lo scrittore. Hemingway è un caso storico, come Alien Drury è un caso fenomenale. Gli altri, da Fletcher Knebel e Charles Bailey e alle altre " coppie " che scrivono i romanzi di fantapolitica in tandem, afferma- no, scherzando, che con lo scrivere romanzi non intendono fare dei danni irreparabili alla buona letteratura. La sto- ria come varietà è il solo passo in direzione uguale alla nostra che il " reporter " americano già qualificato tenta qualche volta con successo.

Seguendo il presidente in una confe- renza internazionale o il candidato presidenziale in periodo di elezioni, il cronista politico scrive il suo pezzo d'informa- zione quotidiana e poi, se se la sente, compila una corri- spondenza di colore, dove annota con arguzia ed originalità battute episodiche, fatti di pura curiosità, osservazioni di costume, elementi comunque inconsueti e che mai mesco- lerebbe al suo articolo di stretta esposizione informativa.

Se il doppio lavoro gli riesce, il giornalista finisce per specia- lizzarsi in " features ". E pian piano si stacca dalla formula di tutti i giorni per diventare — magari nello stesso gior- nale — il " columnist " di varietà, autore alla fine di una colonna trisettimanale, comprata da altri giornali, che lo li- bera in definitiva dal carretto quotidiano dandogli, con i quattrini, quella gloria da Hemingway giustamente caratte- rizzata come " il surrogato quotidiano dell'immortalità ".

Soprattutto i due grandi quotidiani argentini, la Nadón e la P re fisa di Buenos Aires, dedicano per tradizione grande cura alla com- pilazione di tali supplementi, corredandoli anche di ottime e selezionate riproduzioni grafiche.

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Ma una storia del romanzo d'appendice dev'essere ancora scritta; e sarebbe curioso se- guirvi l'andamento delle diverse maniere narrative e dei di- versi insegnamenti morali in rapporto al trascorrere degli anni, poiché l'intreccio e la morale sempre vi prevalsero sino a costituirne la ragione essenziale. La gente ha fretta e vuol sapere subito tutto. Sono cambiati anche i gusti delle persone e quelle che un tempo stavano sulle spine per l'eroe 57 chimerico in pericolo, sono morte: Eppure qual- che superstite traccia del romanzo d'appendice o per lo meno di quell'esigenza, volta dal fantastico allo storico, è parsa ai giorni nostri riscontrabile in alcune pagine speciali del Tempo romano, dedicate specialmente a rievocazioni di forte richiamo politico-militare.

Ma qui nella valutazione torna- no a prevalere elementi politici. Presenti fin da allora nella scelta? E non certo assenti, neppur oggi, dalla novellistica che, al presente, viene ospitata di domenica, a piena pagina, nelle varie edizioni àcWUnità.

Dove non c'è politica? Anche nei romanzi d'appendice e nella novellistica. E solo nei piii importanti journal de Genève, Tribune de Genève, Gazette de Lau- sanne, Liberté di Friburgo c'è una pagina letteraria setti- manale. Quella del Journal è diretta dal romanziere Jacques Chenevière, è piuttosto accademica ed accoglie anche scrit- tori francesi di qualche rinomanza.

Quella della Tribune è diretta dal romanziere Jean Marteau, spirito mordente, un 58 po' volterriano. Quella della Gazette è diretta dal critico Jean Nicollier ed è forse la migliore. Nulla di mutato in Svizzera, postilla Guido Tonella: Ma una tale constatazione vale soltanto nel senso propriamente numerico di una pagina let- teraria che figuri davvero al terzo posto e che appaia ogni giorno.

In altri termini sarebbe errato credere che i giornali svizzeri, più esattamente quelli della Svizzera francese, si limitino a occuparsi di argomenti letterari nella loro speciale pagina settimanale. In quanto alla pagina letteraria, premesso che alcuni titolari sono mutati, occorre aggiun- gere che il sistema è andato sviluppandosi, sicché più che di pagina letteraria si deve parlare di supplemento lettera- rio: Da rilevare che questi supplementi, pure riservan- do lo spazio maggiore alla letteratura accolgono per solito gli articoli consacrati -in genere ad argomenti artistici, come avviene anche nella " terza pagina " italiana.

Nei giornali della Svizzera tedesca la " prima " è di solito consacrata alle notizie di attualità, come da noi: Xon c'è dimque un problema di concorrenza, e questa condizione di privilegio assicura una grandissima serenità nei riguardi della collaborazione letteraria. Odu tutti gli inconvenienti di altra indole, esiste la possibilità di orientare U pubbUco verso il Livello più alto: La " terza pagina " non esiste perché la collaborazione letteraria è variamente distribuita secondo i giornali, che a loro volta si distinguono fra loro anche per il formato.

UABC, che ha il formato d'una grossa rivista in quarto, dedica alla collaborazione letteraria la prima pagina, subito dopo la copertina illustrata e le even- tuali pagine di pubblicità. Il giornale si apre dunque con questo portico di raccoglimento e di finezza, prima che in- cominci n tumulto degh avvenimenti del giorno.

Come qua- lità fa pensare alla " terza pagina " del Corriere della sera negU anni migliori, ma gli articoli sono cortissimi, tre quarti delle nostre colonne, e portano la firma dei migliori lette- rati, fra cui basti citare per tutti il maestro dell'elzeviro spa- gnolo, Azorin.

Di Arriba è collaboratore fisso Eugenio D'Ors con le sue Glosse, notazioni brevissime e pensierini, che a volte risultano un po' strani poiché obbediscono a un suo disegno segreto che non appare se non quando poi li racco- glie in volume nei suoi Glossari. In essa apparve sovente, fino alla sua scom- parsa, anche Ramon Gomez de la Sema, che da Buenos Aires, dove dimorava, mandava le sue ultime Greguerias.

Ma anche Arriba riserva generosamente molto spazio alla letteratura ed alle arti. Le troviamo dapprima nella seconda e nella terza pagina, ma poi riappaiono in modo preminente nella rubrica Vida cultural, ed ancora nelle pagine speciali, dove si legge sovente, assieme ad altre firme di grande prestigio, quella del filosofo Adolfo Muiioz Alonso.

Ma nelle sua terza pagina intitolata Editoriales y colahoraciones, anche Ya pub- blica sovente articoli letterari, benché essi trovino posto, pili avanti, in una pagina appositamente riservata alle colla- borazioni. Ed anche i quotidiani madrileni della sera ospi- tano collaborazione di molto interesse.

Fra essi va ricordato 61 Pueblo, organo dei Sindacati, che ha la sua " terza pagina " intitolata proprio Terza pagina. I temi della classica " terza pagina " vengono trattati con una prosa divulgativa, e si trovano un po' dappertutto, nelle molte pagine del giornale. In realtà, tanto fervore letterario è presente anche in molti giornali di provincia.

Come esempio, va citato Diario vasco di San Sebastiano, che ha una pagina dal titolo Las artes y las letras, con degni e brillanti articoli. In conclusione, molti Spagnoli che leggono la stampa di altri Paesi europei retti con il si- stema della democrazia parlamentare, giudicano monotoni i loro giornali, ma riconoscono che danno un contributo ap- prezzabile alla cultura.

Specialmente con le edizioni della domenica, il loro apporto alla conoscenza della narrativa, della poesia, della filosofia, della pittura, eccetera, è molto importante. E la " terza pagina "? In sua vece, tutti i " diarii " di Lisbona, di Oporto e di Coimbra pubblicano settimanalmente un'accurata pagina letteraria, con articoli critici, notizie, fotografie, disegni.

E qualche giornale, specie del pomeriggio di formato ridotto , ha pure una pagina settimanale di teatro e cinema, o belle arti, una dedicata alle signore, una per i ragazzi, una tutta di sport e di corride. E il Diario Popular di Lisbona, offre, quindicinalmente, per- sino una pagina di argomento assicurativo. Al primo gennaio Al 31 ottobre E lasciamo tutte le altre cifre stati- stiche che, in proporzione, non sono meno impressionanti.

Pubblicazioni apposite le registrano e illustrano con abbondan- za ed esattezza di particolari. Ed è un'assenza che non trova giustificazione nel loro assai maggior numero di pagine. Altre ragioni debbono esservi e, chiedendo a Giuseppe Prezzolini e a Gianni Gran- zotto di indicarcele e commentarcele, deliberatamente ci ri- volgemmo nel '52 a un anziano e a un giovane, a un profes- sore che da anni risiedeva in America ora non più: Prezzolini se ne stava asserragliato tra i libri in cima a un grattacielo di New York, ma come dentro la torretta di un osservatorio, e di là guardava e annotava.

Ma, mentre la rubrica quotidiana è tenuta da un redattore fisso, il setti- manale " Book review" è fatto da un altro redattore che talvolta non scrive, è illustrato e ci collaborano degli " spe- cialisti ". Cioè un libro di letteratura francese generalmente è recensito da un professore di letteratura francese, oppure da uno che ha tradotto molto dal francese; e il pubbUco viene informato di questa qualità o giustificazione; e in ge- nerale il pubblico viene informato delle qualificazioni, dei titoli di collaboratori straordinari: Cosa che si potrebbe fare anche nei giornali italiani, se non si supponesse il pubblico più informato di quello che è.

Nella pagina dove si trova la recensione, si trovano anche altre notizie letterarie, ma non esclusivamente. Il teatro, il cinema e ora la televisione occupano colonne o pagine vicine. La critica americana è, in generale, piuttosto bonaria, salvo che per il teatro ed il cinema. Quella lette- raria mi pare molto mite in confronto dell'italiana e della 64 europea in generale.

Anche qui le notizie personali si alter- nano a quelle sugli spettacoli e sul contenuto o sulle ten- denze letterarie.

Il supplemento degli spettacoli è molto più vasto ed illustrato di quello letterario, o più precisamente è librario, perché un libro di memorie o di politica occupa sempre un posto più importante di uno di poesia. Ci sono i " colonnisti ", che magari possono qualche volta non seguire la politica dello stesso giornale. Parecchi di questi colonnisti rasentano il libello in ogni numero. Altri si man- tengono su un livello più elevato di idee. Ci sono dei com- mentatori umoristici e sentimentali; ci sono dei poeti umori- stici o sentimentali o politici.

E anche in fondo a una co- lonna si possono trovare dei versi non mai straordinari ma passabili. Insomma c'è un interessamento vasto alla lette- ratura e all'arte e alla fotografia, ma più diffuso e più so- ciale, e gli organi sono più specializzati, per via dei mezzi superiori. In generale, la notizia, il fatto, hanno più importanza dei valori e dei gusti e dei pareri. Non esiste un setti- manale tipo Europeo, indipendente da giornali. Esistono in- vece molti supplementi del genere, che vengon distribuiti ai lettori di altri quotidiani in un altro settore.

Comunque, e sempre parlando in generale, gl'intellettuali e recensori di gran parte della stampa son di tendenza di Si- nistra: E, con le fotografie de- gli autori, sono usate anche quelle dei collaboratori.

Alcuni colonnisti hanno sempre il proprio ritratto riprodotto ogni volta in piccolo, come una firma. Ma si usano anche le caricature soprat- tutto negli organi piij raffinati ed europeizzanti. Le notizie intellettuali appaiono spesso in mezzo alle colonne quotidiane di "gossip" voci, pettegolezzi, aneddoti, motti che si trovano ogni giorno in tutti gli organi appena un po' im- portanti. Alcuni supplementi pubblicano racconti e altri " fu- metti ". Il News, una novella di una pagina in ogni numero, ed un romanzo in genere poliziesco a puntate.

Per la quasi totalità degli scrittori di critica, la letteratura è un fatto so- ciale o politico. Persone che giudichino le opere letterarie dal punto di vista letterario, sono pochissime; una è Edmund Wilson; e non hanno certo un grosso pubblico. I libri ven- gono giudicati quindi per la tesi sociale che sostengono, o come studi di un dato ambiente storico o presente, oppure di un dato problema.

La coscienza sociale americana ha un peso maggiore di quella europea, nel giudizio intellettuale. Nessun giornale pubblicherebbe certi articoli che noi pur leg- giamo con piacere nella " terza pagina " italiana. Tuttavia l'editore avverte, con un biglietto, che non si pubblichino recensioni fino al giorno tale; e tutti mantengono la parola, sicché nello stesso giorno si vedono escire le recensioni in tutti i quotidiani se il libro è importante e nessun critico o direttore commetterebbe mai l'infrazione di farlo prima.

Ma tanta roba non starebbe in una pagina. In Francia, ad esempio, la " terza pagina " non esiste. Ma giornali come il Figaro pubblicano ogni giorno, al piede della prima pagina, quelle " chroni- 67 ques " che sostituiscono talvolta i nostri elzeviri, talvolta le nostre inchieste di inviati-speciali nei paesi del mondo. Nulla di tutto questo nel giornale americano, per lo meno nelle sue edizioni normali e quotidiane.

Il giornale ameri- cano, nei giorni feriali della settimana, si compone di due parti, di due veri e propri fascicoli distinti, ciascuno di circa trentasei pagine. Questi articoli, anche quando sono affidati ad inviati-speciali, non hanno mai il carattere lette- rario delle corrispondenze italiane di " terza pagina "; sono strettamente rivolti ad una informazione completa dei fatti, senza divagazioni e senza alcun tentativo di dare interpre- tazioni ricavate da episodi marginali, come avviene sovente nel corso dei viaggi dei nostri più celebri " inviati ".

Rara- mente la corrispondenza ha carattere personale. E' stato il caso, ad esempio, delle corrispondenze di Helsey dal Giap- pone, con la prima descrizione del cataclisma di Hiroshima.

O quello degli articoli di Margherita Higgins dalla Corea. Queste corrispondenze erano pubblicate in prima pagina, o nel corpo del giornale senza distinzione particolare dal resto delle altre informazioni.

Ogni giorno i principali avvenimenti vengono commentati in una serie di sei, sette, otto brevi articoli di mezza colonna l'uno, ed an- che meno. Tutti anonimi, e tutti col tono di un articolo di fondo. Spesso sono dedicati anche a fatti del costume, a cro- nache letterarie ed artistiche, quando esse prendano l'aspetto di stretta attualità. In questo caso possono vagamente rasso- migliare al tono dei nostri articoli di " terza pagina ".

Ma li contraddistingue sempre la concisa brevità, e il tono asso- lutamente impersonale. Nella pagina degli " editoriali " tro- vano posto anche divagazioni intorno ad avvenimenti mi- nori, vere e proprie argomentazioni da " corsivo " brillante, come le colonnine smarginate di certe nostre " terze pagi- ne ".

Ma si tratta di prosa anonima, contenuta entro limiti di spazio assai ristretti. In esso vengono pubblicate: Anche in questo settore, le pagine dedicate ad avvenimenti e a problemi culturali si aggiun- gano le cronache scientifiche, artistiche; e quelle dedicate a questioni educative, ai problemi della scuola, ecc. Ciascun giornale ha, per ogni particolare problema o qualità di informazione, il suo o i suoi " colonnisti ".

Come le famose Louella Parson ed Elsa Maxwell per gli avvenimenti mondani: Bisogna vedere il sabato notte le edizioni domenicali sono messe in vendita la sera del sabato gii Americani e le Americane tornarsene a casa col pesante fagotto del giornale preferito sotto il braccio, prepa- rati ad una lunga e varia lettura festiva. I giornali domeni- cali, che costano quattro volte di più del prezzo normale venti centesimi di dollaro invece di cinque, vale a dire cen- toventi lire invece di trenta , si compongono di numerosi fascicoli.

Ci sono sempre i due primi fascicoli dedicati alle informazioni. Poi c'è un fascicolo nel quale vengono rias- sunte, e commentate, tutte le principali notizie politiche della settimana.

Un altro fascicolo è il sommario panoramico di ogni attività e di- ogni attualità nel mondo dello spetta- colo, dal teatro alla televisione, dal cinema al concerto. In America vi è netta distinzione fra giornalismo e letteratura.

Ed è questa, sostanzialmente, la ragione per cui la nostra "terza pagina " non esiste. In America gli scrittori non hanno bisogno di svolgere una secondaria, o primaria che sia, attività giornali- stica per vivere e prosperare. E il giornalista lavora in un campo e sotto sollecitazioni del tutto diverse da quelle dello scrittore. Il giornalista è o l'informatore o l'osservatore o il critico dei fatti quotidiani. Il problema della sua professione, e del suo successo, è un problema di abbondanza di notizie e di acutezza di interpretazioni: Ma dodici anni pili tardi?

L'Unesco informa che, in tutto il mondo, ogni giorno, si tirano milioni di copie di quotidiani, 92 mi- lioni dei quali nella sola Europa. Ma la cultura, la critica, la letteratura quale posto vi occupano?

Lo abbiamo chiesto a Ilario Fiore, di stanza a Washington da qualche anno e in grado di saperlo per diretta esperienza. Fermiamoci sulla " massa ", non dimentican- do che nel dizionario specializzato di qui è termine di rara potenza e di irresistibile funzionalità quello di " mass me- dia ", cioè i mezzi di comunicazione di massa comprendenti i giornali, i settimanali, la radio e la televisione.

Per i gior- nali e i periodici, le statistiche al primo gennaio del 70 indicavano considerevoli variazioni: Un americano su due compra un gior- nale al giorno e un americano su otto è abbonato ad una rivista settimanale. In America di solito manca il tinello o la camera da pranzo perché la tendenza della famiglia media di Suburbia è quella di mangiare in cucina.

Comunque, nell'appartamento o nella casa giornali- stica vista come unità-somma di tanti vani, il quotidiano americano ha ridistribuito lo spazio della camera mancante, aggiungendo qualcosa di più agli altri vani. Mi sembra che il paragone regga bene, soprattutto perché consente subito di dire che la " terza " è ben disseminata, con la solita ab- bondante profusione di mezzi, carta, inchiostro e pubblicità di cui non c'è penuria alcuna negli Stati Uniti.

Il quotidiano newyorchese, che è sempre il più importante anche se spesso non il più autorevole, vendeva — al primo gen- naio — Messo sulla bilancia, il New York Times della domenica pesa una media di due libbre e mezza, cioè un chilogrammo e centonovanta grammi, peso-primato senza dubbio. Composto di tante se- zioni, di una dozzina di camere almeno, una è dedicata alla Book Rewiew, che è non solo la pubblicazione riservata alla critica letteraria ma una vera Fiera letteraria, dove si trova di tutto.

Il metodo impiegato per la rassegna dei libri è già stato spiegato da Prezzolini. Aggiungerei soltanto un paio di osservazioni di aggiornamento.

La prima riguarda l'abitudine dei giornali americani nel rispettare quello che si 71 chiama il " pubblication day " o giorno di pubblicazione di ogni singolo libro. Questo è anzitutto un merito degli edi- tori e della loro accurata organizzazione di vendita. La domenica precedente o seguente tale data, la sezione letteraria del Times come la Book Week della New York Herald Tribune, il supplemento domenicale dei giornali di Chicago o di Los Angeles, tutti insomma pubbh- cano, nel giro di due domeniche, il loro commento ai libri considerati meritevoli.

Nella sezione del Times, inoltre, una interessante iniziativa, chiamata Best Seller List, pubblica settimanalmente i primi dieci libri più letti nella categoria del romanzo e i primi dieci nella categoria delle pubblica- zioni varie.

Va da sé che questa è la prima curiosità da leggere aprendo la " terza pagina " domenicale del Times normal- mente fatta di 64 pagine formato rotocalco, dove, insieme alle critiche, si trova la splendida pubblicità che le case editrici fanno ai propri autori — spesso una pagina intera su un solo libro — mescolata ad una serie di articoli, gaz- zettini, notiziari, anticipazioni ecc.

Oppure che il primato è detenuto nel dopoguerra dal romanzo di Alien Drury: Advise and Consent, rimasto nei " best sellers " per ben 93 setti- mane, pili che bastanti per dare inizio ad un nuovo genere di lettura media americana che in italiano chiamiamo la fantapolitica. Ed è sempre dalla Book Rewiew dei giornali con speciale edizione domeni- cale che si possono individuare le tendenze nazionali del gusto di lettura.

Si giudica un paese anche da quel che legge, e gli Americani, come paese, hanno un'industria fio- rente e un mercato librario eccelso anche se non sempre molto " registrato ". Nell'elenco dei " top ten " del pas- sato decennio figurano romanzi corrispondenti ad un genere che qui definiscono " conventional reading ", intendendo la lettura come un passatempo più che come un regolato suc- cesso di allargamento e di irrobustimento della propria cultura.

I " top ten " sono infatti libri che sembrano scritti apposta per ricavarne un film, ricordando che per i diritti cinemato- grafici di un romanzo di successo quelli di HoUywood hanno pagato a Jones, l'autore di Da qui all'eternità, la somma di cinquantamila dollari, pari ad oltre trecento milioni di lire.

Un altro pezzo di " terza pagina ", come camera a sé man- cante ma utilizzata in altro modo, è quello che nei giornali della domenica, dal Times al più modesto quotidiano del Midwest, è rappresentato dal rotocalco settimanale, un sup- plemento che nel Times, fra testi e fotografie, fotoservizi e pubblicità, supera in pagine una normale copia della rivista Life.

Nella sezione chiamata " magazine ", compaiono quelle che nella nostra " terza " sono le " spalle " di attualità o le corrispondenze politiche dall'estero, in aggiunta a quel- le stampate in un'altra sezione domenicale chiamata " news and editorials ", commenti alle notizie della settimana ed articoli di fondo.

Sparpagliato nelle differenti sezioni del supplemento domenicale c'è insomma tutto quel che da noi si stampa concentrato in una pagina, ad eccezione dello elzeviro o del racconto breve.

Questo compito è assolto da pubblicazioni che non hanno niente di comune con i quo- 73 tidiani. Sono i racconti illustrati del Saturday Evening Post, i lunghi resoconti culturali di viaggio o di costume di Holi- day o delV Atlantic Ma gazine, le inchieste politiche della Saturday Rewiew o di settimanali come The Republic, The Nation, quindicinali come il Reporter del nostro Max Asco- li, se non sono corrispondenze a puntate nel quotidiano Christian Science Monitor di Boston, unico in questo genere di servizio.

Per i libri basta dire che nel supplemento domenicale e nella mezza pagina quotidiana dedicata al libro del giorno, il solo New York Times pubblica la critica di circa 1. Non credo esista al mondo una " terza " che possa avvici- narsi a questo primato.

Il giornalismo americano viene fatto con meno preoccupazioni delle nostre, anche culturali. James Reston afferma perentoriamente che i giornali- sti non debbono scrivere libri se vogliono informare i loro lettori coscienziosamente.

Informare, questo è il loro " job ", dicono: In America il giornalista non fa, tranne rare eccezioni, lo scrittore. Hemingway è un caso storico, come Alien Drury è un caso fenomenale. Gli altri, da Fletcher Knebel e Charles Bailey e alle altre " coppie " che scrivono i romanzi di fantapolitica in tandem, afferma- no, scherzando, che con lo scrivere romanzi non intendono fare dei danni irreparabili alla buona letteratura.

La sto- ria come varietà è il solo passo in direzione uguale alla nostra che il " reporter " americano già qualificato tenta qualche volta con successo. Seguendo il presidente in una confe- renza internazionale o il candidato presidenziale in periodo di elezioni, il cronista politico scrive il suo pezzo d'informa- zione quotidiana e poi, se se la sente, compila una corri- spondenza di colore, dove annota con arguzia ed originalità battute episodiche, fatti di pura curiosità, osservazioni di costume, elementi comunque inconsueti e che mai mesco- lerebbe al suo articolo di stretta esposizione informativa.

Se il doppio lavoro gli riesce, il giornalista finisce per specia- lizzarsi in " features ". E pian piano si stacca dalla formula di tutti i giorni per diventare — magari nello stesso gior- nale — il " columnist " di varietà, autore alla fine di una colonna trisettimanale, comprata da altri giornali, che lo li- bera in definitiva dal carretto quotidiano dandogli, con i quattrini, quella gloria da Hemingway giustamente caratte- rizzata come " il surrogato quotidiano dell'immortalità ".

Soprattutto i due grandi quotidiani argentini, la Nadón e la P re fisa di Buenos Aires, dedicano per tradizione grande cura alla com- pilazione di tali supplementi, corredandoli anche di ottime e selezionate riproduzioni grafiche. El M II fi do di Buenos Aires pubblica invece saggi e no- velle ogni giorno, senza dedicare una pagina specifica a tale attività artistico-letteraria. I supplementi per esempio del Estado de San Paulo di San Paolo, e del Correo de Manha di Rio de Janei- ro, del Fiata di Montevideo, del Mercurio di Santiago del Cile migliorano continuamente e diventano uno specchio vivo e concreto della realtà spirituale del mondo.

Nei tre paesi, infatti, c'è attualmente un maggior clima di libertà che in Argentina, accompagnato da condizioni economiche in ascesa e non statiche, per non dire altro, come quelle della grande repubblica del Piata, che da qualche tempo segna il passo. In Uruguay, notevoli gli sforzi del Debate, del Dia e del Pais. Non esistono nemmeno " rotocalchi " di carattere 76 moderno. La vita letteraria locale quindi non ha nella stampa un grande incentivo perché i menzionati " supplementi " hanno in genere tendenza ad occuparsi di problemi e di casi europei o nord-americani.

La " terza pagina " in Argentina non esiste. Il giornalista per lo più è un cronista e solo un cronista. Invano cerchereste, durante la settimana, nelle numerose pagine quantunque oggi assai ridotte per l'alto costo della carta dei quotidiani, quella letteraria.

Bisogna aspettare la domenica, quando il giornale esce a quaranta pagine come la Prensa, a cinquanta come la Nación o a centoventicinque come il Clarin, tanto per fare qualche esempio.

I voluminosi quotidiani della domenica sono suddivisi in sezioni, in genere quattro, una dedicata ap- punto alla parte culturale: Le ra- gioni, addotte per spiegarne la presenza in Italia e l'assenza all'estero, convergono nel riconfermare diversità di cultura, di gusto e di temperamento tutt'altro che a nostro svantag- gio.

E, per quel eh 'è della Russia, volemmo informarci presso uno in grado, nel '53, di controllarne la situazione direttamente sui testi.

Di neces- sità gli accenni a Stalin e ad altri gerarchi allora in auge ri- sultano oggi grotteschi, ma abbiamo preferito lasciarli im- mutati e far invece seguire il referto del Napolitano da un codicillo aggiornatissimo. Che specie di giornali sono? Sono giornali che hanno ognuno un carattere ben definito. Sono giornali specializzati, di partito o di governo, profes- sionali o dedicati a singoli settori di produzione. Il giornale tipo " omnibus ", illustrato, buono per tutti, di svago, di passatempo, dedicato alle cronache passionali o giudiziarie, con riproduzione di " miss " in bikini: Poiché ogni giornale è specializzato, nell'URSS, ogni giornale dovrebbe essere diverso dall'altro.

E invece i giornali sovietici sono tutti eguali, sia per quel che dicono sia per come lo dicono. Riferiamoci ai maggiori giornali dell'URSS. La Pravda Verità è l'organo ufficiale del Partito comunista sovietico.

Superfluo ag- giungere che, per le riviste, la situazione è identica; ogni specializzazione di lavoro ha il suo organo ufficiale. Non c'è quindi campo di lavoro, dominio della scienza e della tecnica, settore delle arti, che non sia rappresentato da una pubbli- cazione per lo meno periodica. E la ragione della uniformità della stampa sovietica è da cercarsi nel fatto che gli 8. Lo riferiamo con le parole della Pravda in data 15 novembre Avendo tale funzione, i nostri giornali compiono un grande lavoro per la mobilitazione delle masse, per la risoluzione dei problemi della costruzione comunista ".

Devono, infine, celebrare gli anniversari, le ricorrenze storiche e le date gloriose, tra le quali vanno comprese quelle in cui vide la luce ogni scritto anche un semplice articolo di Lenin e di Stalin. Di conseguenza i giornali sovietici, sia pure variamente atteggiati, si somigliano 79 tutti. Le fonti d'informazione sono le stesse: E se i giornali sovietici non si occupano di lette- ratura, è perché la letteratura sovietica si alimenta di tutti i problemi della costruzione sociale solitamente trattati dai giornali; ma non alla nostra maniera.

E nello stesso tempo pubblicando, ogni giorno, qualche articolo contro il modo di vivere americano, contro il mondo borghese in putrefazione, contro la politica del Patto atlantico, ecc. Soprattutto i giornali di partito dedicano notevole spazio ai problemi di letteratura.

Ma si tratta sempre di critica. Hanno esaminato l'a- derenza di quelle opere all'ideologia del marxleninismo, re- lativamente ai fini da perseguire in una determinata tappa storica, agli scopi che la letteratura realistica sovietica deve raggiungere per contribuire alla formazione dell'uomo nuovo, del comunista integrale.

Se letteratura è vita, nel senso più corrente della parola, i letterati, perché possano considerarsi " lavo- ratori socialmente produttivi ', devono vivere la vita sovie- tica, conoscere i bisogni e le aspirazioni delle masse, i pro- blemi della costruzione comunista statale. Essi saranno degni della qualifica di letterati soltanto se riusciranno a tradurre nelle proprie opere il senso " eroico " della vita del " co- struttore sovietico ", se riusciranno ad elevare il livello ideo- logico dei lettori-lavoratori, necessario presupposto perché il cittadino sovietico si senta orgogliosamente partecipe della costruzione statale.

Tuttavia — riprende e prosegue il codicillo, per il quale ci siamo rivolti a un ben informato osservatore delle vicende russe contemporanee — con una frequenza che potrebbe avere domani un ritmo pe- riodico, la Pravda dedica talvolta alle cose letterarie e cul- turali una pagina intera. Ma anche questo capita spesso una volta la settimana, tale vaga edizione pravdiana della " terza pagina " è ben lungi dall'essere paragonata nell'esercizio della libertà, alle nostre.

Tutto nello smisurato paese dei Sovietici è pianificato, ispirato e controllato. Le cose della letteratura e delle arti e della cultura subiscono un controllo ancora più severo. E se la Pravda non sottopone le sue bozze al famoso " glavlit ", ossia al censore della stampa sovietica, che fino al si occupava anche della stampa straniera, è perché la Pravda, essendo l'organo del Comitato centrale del PCUS, sfugge alle forche caudine della censura.

Le ragioni sono ovvie. Il suo direttore è membro del Comitato centrale. Ma tutti gli altri quotidiani e tutte le altre pubblicazioni perio- diche o non periodiche debbono ricevere 1' "imprimatur " dal " glavlit.

Tutti questi " feuilletons " sono scritti qua- si sempre con intenzioni letterarie e rivelano una parvenza di " umanità " irreperibile nelle colonne ordinarie della stam- pa sovietica. Non rappresentano mai una fuga, anzi il loro peso dottrinario ha un'importanza ideologica che è pari se non pili acuta di qualunque " editoriale ".

Il lettore sovie- tico, l'uomo della strada, l'Ivan Ivanovic di tutti i giorni e con tutte le sue pene, salta a pie pari l'articolo di fondo della Pravda, ma legge attentamente e con morbosa avidità il " feuilleton ", perché in esso critica sempre qualcuno o si denunciano fatti che tutti conoscono, ma di cui nessuno osa parlare.

In sostanza il " feuilleton " ha una possibilità di approccio molto piij convincente di qualunque altro ar- ticolo. Necessariamente il discorso diventerebbe troppo lungo, lunghissimo, se si do- vesse illustrare la situazione delle lettere e delle arti sovie- tiche. Gli ideologi del PCUS hanno, oggi, allentato un po' i freni. Ma non bisogna farsi alcuna illusione. I talenti non mancano e difficilmente si possono soffocare. Non c'è scrit- tore, poeta, pittore, scultore che non abbia nascosta nel suo studio un'opera eterodossa.

Il partito tiene tutti sotto con- trollo. I letterati e gli artisti sono i lavoratori meglio pagati. Ma il " realismo so- cialista " è diventato una grande scuola di opportunismo.

Questo era stato soppresso dietro richiesta diplomatica di Massimo d'Azeglio, ministro degli Affari esteri a Torino, perché alcuni articoli erano sem- brati offensivi per la famiglia reale dei Savoia e per il Con- siglio della Corona. Niente politica, quindi, nella ripresa. Ma i tempi erano mutati; e il sostituto ministro dell'Interno, Marcantonio Pacelli, accordando il permesso di pubblicazione e non pochi aiuti al risorto Osservatore romano, volle che questo, invece, facesse della politica: E per le polemiche a difesa della Chiesa e dello Stato Pontificio si distinse, difatti, il giornale.

Si pensi all'importanza del teatro lirico dell'Ottocento, e in special modo a Roma. Sulla pagina nu- mero tre dell'Osservatore romano si alternano la rassegna settimanale delle documentazioni politiche, la cronaca biset- timanale dell' " Azione cattolica internazionale ", e — tre volte alla settimana — la rassegna culturale. Al riguardo è da precisare che oggi, a distanza d'una dozzina d'anni, la sua specializzazione storico-archeologica e artistico- letteraria è di gran lunga aumentata: Il che vale anche per gli articoli sulle arti plastiche.

Anzi le rubriche degli spettacoli s'intitolano, anche esse, " commenti d'arte ". E, per la natura stessa del foglio, che esce nella Città del Vaticano, vi figurano molti stranieri.

Ragioni opposte, e non meno valide, sconsigliano gli altri giornali dal fare altrettanto con gli autori stranieri. Naturalmente la " terza pagina " dell' Uttità ha sùbito cercato e cerca tuttora, in un progresso incessante, di espri- mere questi nuovi interessi delle masse popolari e di influire su di esse per accompagnarne ed accelerarne lo sviluppo, ri- chiamandosi, nello stesso tempo, alle tradizioni della cultu- ra migliore.

Ma questa, che era la strada dell'accademia, del florilegio di rarità preziose, noi non l'abbiamo neppure presa in considerazione. Ci siamo subito incamminati, piuttosto, alla ricerca di un punto d'in- contro tra giornalismo e cultura, per articolare la " terza pagina " nel complesso di tutte le altre pagine.

Né ci si potevano aspettare differenti conferme. Il loro maggiore o minor rigore è solo una conseguenza della diversa posizione assunta dall'una o dall'altra ideologia politica di fronte ai fatti e ai bisogni della cultura e dell'arte. Rivolgendoci ai direttori dei giornali la cui tradizione sia schiettamente libe- rale e pur salvando le debite diversità intercorrenti dall'uno all'altro, era naturale che ottenessimo risposte press'a poco simili a quella fornitaci dal direttore della Slampa: In un paese come il nostro, ove scarsissime sono sempre state le riviste e volentieri troppo specializ- zate , in un paese ove il libro non ha grande diffusione, la " terza pagina " divenne la lettura preferita, culturale, nar- rativa, critica, fantasiosa di innumerevoli persone che ancor oggi dedicano un'ora al giorno ad apprendere informazioni curiose, a conoscere il libro nuovo, ad affrontare problemi 86 artistici, od a svagarsi semplicemente tra gli articoli di varia filosofia e politica e tra le corrispondenze degli inviati spe- ciali.

L'equilibrio tra il si- curo prestigio culturale e la scioltezza, la piacevolezza, l'im- mediatezza che son proprie dello scrivere giornalistico, è il punto difficile da raggiungere per questo angolo di giornale. Guai a farne un salotto di chiacchieratoti oziosi e guai ad abbassarne il giusto tono. Curatis- sima l'informazione; in un campo più specificamente lette- rario, artistico, culturale, informazioni e notizie anzitutto.

Largo spazio concesso alla varietà, come specchio di vita e riflesso dei tempi, e alla considerazione e interpretazione dei fatti, esercitata con vigilanza critica e indipendenza. Unica disciplina, la costante ricerca della realtà: Per il suo tradizionale destino di luogo ove si concentrano rapidamente le luci del pensiero contem- poraneo, la " terza pagina " ha certo un tono più sostenuto: Ligia al primo principio del codice giornalistico: E poiché è certamente redditizia al lettore, occorre che sia accessibile ai più, pur essendo un nobile messaggio di cultura.

Tanto il giornale di via Solferino a Milano quanto il giornale di piazza Sciarra a Roma non seppero far di meglio: Valga la testimonianza di un anziano dell'esperienza di Aldo Valori. Ma il Giorno ebbe breve esistenza e, anche se rinacque press'a poco si- mile con la Vita alcuni anni dopo , non conobbe un vero successo. Ma di questa è preferibile che giudichi, a mo' di storico, 89 Raffaele Calzini, con la conoscenza che gli veniva dall'avervi appartenuto per tanti mai anni. La sua " terza pagina " fu nazionale nel senso che non vi figurarono firme straniere e fu tutt'altro che un provinciale privilegio degli scrittori milanesi.

Il quale, solo, se ben ricordiamo, con Ada Negri, ebbe il privilegio di pubblicarvi dei versi. L'oc- chio del fanciullo. Talora, in luogo delle firme illustri, appa- rivano pseudonimi come il " Tantalo " di Ojetti, il " dottor Ry " di Clerici, il " Fraka " di Fraccaroli. Sicché gli argo- menti della " terza pagina " s'impreziosivano della pura let- teratura o si estendevano fino alla cronaca leggera e alla me- dicina.

Senza contare che il piatto forte spesso era costituito da una pagina " di colore " degli inviati speciali, tra cui ec- cellevano Barzini, Civinini, Simoni dalla Cina ed altri no- 90 tissimi, che quando descrivevano veri e propri avvenimenti erano pubblicati in prima pagina. I corrispondenti ordinari come Emanuel, Croci, Morandotti mandavano periodici " corrieri " dalle capitali.

La " terza pagina " era su sei co- lonne e la sesta veniva riservata di frequente a una rubrica Riviste e giornali, che venne poi a cessare. Un curioso ten- tativo di modernizzarla con illustrazioni fotografiche fu fatto nel , pubblicando una fotografia del Cardinale Ferrari in visita pastorale a cavallo della mula, e un'altra poco dopo col primo matrimonio di una donna in pantaloni a Bologna.

Le donne che collaborarono alla " terza pagina " furono quasi esclusivamente Grazia Deledda e Ada Negri. Ma in quel- l'ambita colonna fecero apparizione anche scrittori fino al- lora ignoti: E per merito di chi? Ce lo dissero Ardengo Soffici e Giovanni Pa- pini, con la nettezza di ricordo e con la schiettezza di giu- dizio ch'era loro propria. Ormai la cosiddetta massa non ha sentore degli avvenimenti intellet- tuali e spirituali che attraverso gli " elzeviri ", i quali non sono affatto letti da tutti ma per lo meno da molti di coloro che non hanno l'abitudine di comprar libri né la voglia di leggerli.

La " terza pagina " è ancora un contrappeso, una contropartita e un contrappasso delle troppe pagine dedicate, specialmente in certi giorni, allo sport. Ricordo anche che, quaranta anni fa, un articolo di " terza pagina " era spesso un avvenimento clamoroso del quale si parlava e si 92 discuteva dappertutto.

Appunto per il suo carattere divulgativo preso in senso relativamente elevato, la " terza pagina " dovrebbe essere esente da volgarità, e soprattutto non contribuire a diffondere pregiudizi, stolte leggende, er- rori storici o scientifici come accade talora per una certa pigrizia mentale Anche Riccardo Bacchelli fu dello stesso avviso: Ecco il parere di Renato Angiolillo, fondatore e direttore del Tempo di Roma.

Dev'essere bella ed utile, pronta e riflessiva, e specialmente attuale; in una parola, dev'essere viva. Ma è nel modo di raggiungere quel fine, quella vitalità, che ci si differenzia grandemente da giornale a giornale. Per- ché non sempre alle parole tengon dietro i fatti. Eppur la gara di un giornale è continua, incessante.

Si tratta di saperla rispettare con una varietà di nomi che non escluda il rigore della scelta. Nel '46, Roma contava 29 giornali, Milano 16, Torino 9, Genova 7; alcuni dei quali erano nuovi, e tra essi da ricordare in particolare il Tempo e il Paese-sera a Roma; il Corriere lombardo e il Giorno a Milano; il Nuovo corriere e il Giornale del mattino a Firenze; il Giornale a Napoli; il Corriere del popolo a Genova.

Le statistiche dell'Unesco riguardanti il numero dei gior- nali quotidiani nei vari paesi del mondo danno le seguenti oscillazioni dal al L'Italia, dai gior- nali del '52 è passata ai del '59, agli 87 del '60 e ai 91 del ' E' d'una dozzina d'anni addietro r esempio offerto dal Globo, grazie ad Italo Zingarelli. Di so- lito per " terza pagina " s' intende una raccolta di arti- coli e notizie di carattere letterario o ameno, senza contare quello che si suole definire il pezzo di colore.

Comunque, a me non è costata fatica eliminarle, dato che dalle altre pagine del gior- nale ho eliminato anche la cronaca nera. Quante volte ognuno di noi ha sen- 95 tito dire e si è magari associato nel ripetere che radio e tele- visione stanno spodestando il giornale?

Tuttavia non vo- gliamo anche rinunziare a rendere noto, ribadendolo, il rias- sunto delle molte osservazioni con l'avvertenza del collega Holzer: In materia, cioè, di raccolta e di trasmissione delle notizie, che nel quotidiano, oltre ad esser sempre accompagnate e approfondite dal commento, possono essere rilette e rime- ditate con l'agio necessario a renderle più perspicaci e più persuasive, nonché più fruttuose in quanto possono essere conservate e confrontate. E non vale anche per la parola stampata sul foglio di un quotidiano, rispetto alla parola e all'immagine labilmente trasmesse per l'etere?

Naturalmente il metodo di lavoro del giornale potrà sempre essere accelerato e perfezionato con l'intensificarsi e col progredire dei mezzi e dei modi di trasmissione e di dif- fusione.

Dalla macchina da scrivere siamo già arrivati alla telescrivente e alla teletype; dalla composizione a mano con caratteri di legno alla monotype, alla linotype e alla lumi- type. La quan- tità incide sulla qualità delle notizie; l'eccesso di attrattiva provoca stanchezza e disattenzione; l'isterismo si sovrappone alla riflessione Ma, per quanto si rammoderni, il giornale non riuscirà a superare in sveltezza d'informazione e di diffusione la radio e la televisione. Le tabelle statistiche, al riguardo, parlano chiaro: A far segnare al quotidiano e alla stampa in genere vm punto di vantaggio, rimarrà sempre il privilegio di met- tere e di recare nero sul bianco: Il pessimismo più tetro si tramuta in circospetto ottimismo: Un eser- cito di camminatori continuerà a scarpinare per uno stuolo di sedentari.

E' già stato osservato Ledré: Histoire de la Presse: E, almeno in questo, Parigi non si differenzia dalle altre grandi città d'Europa. Né da noi le cose vanno diversamente. Anche perché di radio e di televisione, almeno per ora, ce n'è una sola, mentre il giornale te lo puoi sce- gliere liberamente. E non sembri poco. Inoltre la stampa a fumetti — per ammissione dei suoi stessi più persuasi fau- tori — comincia a declinare.

Che ne pensano i critici letterari? Se quello del direttore poggia l'accento sul giornali- smo, quello dei critici lo poggia sulla letteratura. In quanto a noi, riteniamo che il mi- glior modo di risolverlo debba derivare dall'accoglimento e dalla fusione delle diverse reciproche esigenze. Quattro di essi Bellonci, De Robertis, Flora, Ravegnani , disgraziatamente, nel frattempo ci hanno la- sciato.

Nel passato, invece, la 99 " terza pagina " fu la naturale mediatrice fra la cultura ita- liana e il pubblico.

E la critica, fosse quella letteraria o teatrale o artistica era real- mente critica, cioè autentica informazione, eppur nello stesso tempo capace di formare e di orientare il pubblico, e non, come oggi, ridotta a dar conto dell'intreccio, o, peggio, a una specie di pettegolezzo mondano.

Non lo credo, perché ho molta stima del pubblico, più di quanto non l'abbiano i miei giovani colleghi. Noi confessammo, allora, d'essere meno pessimisti, anche perché non ci risultava, ad esempio, che la critica si fosse ridotta nelle grame condizioni da lui lamentate, sempre, beninteso, che si prendesse in esame quella più responsabile. Sembra anzi che le amministrazioni dei giornali e alcuni direttori giudichino la letteratura, e i critici, ostacoli alla diffusione dei loro fogli, essendo ormai il pubblico meno colto o incolto affatto, e desideroso di leg- gere soprattutto la cronaca.

Senza dublsio, il pubblico oggi è meno colto, ed ha peggior gusto che non avesse sino a dieci anni fa; guardate come predilige, a teatro, le comme- die di vecchio linguaggio, di vecchia tecnica, di vicende e sentimenti facili volgari. Se scrivesse oggi, Pirandello non potrebbe nemmeno sperare — ma che vittorie! Alcuni affermano che i giornali e i settimanali a rotocalco sono responsabili di questa decadenza della cultura, perché non hanno adempiuto il loro compito di educazione degli Italiani; ma non ci sembra che lo spazio ancora ristretto a sei pagine, o la tiratura ancor troppo scarsa giustifichino in nessun modo questa inadempienza.

In realtà, se conside- riamo quanto spazio danno ogni giorno ad articoli talvolta difficili e non dilettosi che dovrebbero educare i lettori alla politica o semplicemente istruirli, articoli spesso su ardui problemi di economia e di finanza, dobbiamo concludere che non si dà spazio sufficiente alla critica letteraria perché non si vuol riconoscere l'importanza della cultura nella vita del nostro popolo, se non proprio perché desiderino un popolo incolto come meglio disposto all'ubbidienza.

Bellonci stesso riconobbe — né avrebbe potuto non riconoscerlo — che taluni giornali facevano del loro meglio. E come non distinguere, non sce- gliere, non scartare, se si considera che in Italia si pubblicavano 3.

Nel si stampavano in Italia 3. Né del resto l'Ottocento fu da meno in fatto di singolarità giornalistiche. Ma torniamo ai critici. E vi provvide egre- giamente, abituando gli scrittori ad essere chiari, stringenti, concreti, in modo da farsi intendere dal maggior numero possibile di lettori: Che era anche un gran passo sulla via che conduce a quella fusione. Anzi bisogna dire che è giunta a tal punto della sua discesa, da rendersi irriconosci- bile.

Nella sua inerzia mentale esso vuol piuttosto guardare che pensare e il cinema lo aiuta in questo: Di qui, a mio avviso, la responsabilità grande che, nell'attuale scempio della " terza pagina ", hanno i direttori di giornali: Per i direttori di gior- nali a larga diffusione, quella responsabilità, poi, diventa una colpa, che non hanno neppure l'attenuante delle preoc- cupazioni della tiratura. Proprio perché il quotidiano va per le mani di tutti, anche dei fanatici del " fumetto ".

E non saremo noi a negare l'esistenza e il danno di certe difficoltà; a non sollecitare che vengano rimosse ed eliminate. Né la nostra è un'opi- nione strettamente personale. Eppure nes- sun dubbio che la " terza pagina " abbia segnato un punto altissimo della nostra vita letteraria: Si aggiunga che fino al la " terza pagina " ha resistito assai bene alla invasione della politica, a infiniti richiami all'ordine di na- tura molto pericolosa, insomma ha rappresentato un modo di libertà, un terra offerta alla suggestione artistica.

La deca- denza è cominciata pochi anni dopo, nell'aria ambigua di con- fusi desideri di rinnovamento e di grotteschi tentativi di ade- guamento a una maniera giornalistica troppo lontana dalle no- stre abitudini e dalle nostre esigenze. Inutile avvertire che in questa ridicola lotta chi ha subito tutte le conseguenze è stata solo la letteratura: E' curioso notare che, proprio quando noi si smetteva tale esercizio, il tipo di que- sta letteratura veniva ripreso all'estero e con grande succes- so: Ma si pensi un mo- mento a quella che è stata la " terza pagina " del periodo fra le due guerre: Chi fa i giornali dice: Davvero il pubblico riesce a far conoscere i propri gusti o è vero piuttosto il contrario e, cioè, finisce per dichiarare suo il gusto che gli viene impo- sto?

La stampa non ha una sua funzione, non deve informare? Se si riportasse la " terza pagina " al livello di un tempo, qualcosa passerebbe anche nella memoria dei lettori, si potrebbe sperare in una ripresa di dialogo, si usci- rebbe da questa vergognosa e stupida solitudine in cui dei pretesi tecnici della psicologia popolare hanno cacciato la fatica dei nostri scrittori.

Il pubblico è sempre quello di una volta, è sempre offerto alle suggestioni di vita: Bigiaretti 5 dicembre , I.

Brin 9 dicembre , G. Petronio 19 dicembre , E. Falqui 23 dicembre , A. As- sante 26 dicembre , C. Tra le ultime quelle promosse: Raimondo; da Ugo Reale nella Soffitta del maggio-giugno , gennaio-febbraio e marzo - giugno , con la partecipazione di A. Spagnoletti; da Alberto Bevilacqua nelle Ore del 23 maggio , con la partecipazione di G. De Michelis; da Franco Simongini nella rubrica televisiva àtW Approdo del 26 ot- tobre e del 2 novembre , con la partecipazione di P.

Quest'ultima ebbe uno strascico nel Mondo del 3 e del 10 dicembre con due articoli di G. Baldini e di P. Qualcuno potrà osservare che tra i pareri dei critici mi- litanti manca quello di Pietro Pancrazi. Fu chiesto e sollecitato. Ma l'inchiesta fu dovuta chiudere sen- za che le loro risposte fossero arrivate. E torniamo al Bo: Comunque è mal ridotto. Ma non è da escludere che un po' di colpa sia proprio di alcuni che adesso lo rim- piangono. A lasciarsi intimidire e crocifiggere come gente oziosa e vana e litteratissima e accademica e inutile e noiosa, sono stati anche taluni di quegli autori la cui perdita e as- senza e stanchezza oggi s'avverte e la cui abborracciata so- stituzione lascia molto a desiderare.

Ma un tale trattamento — osserverà qualcuno — non fu dovuto all'esaurirsi di una particolare situazione sociale e spirituale? Prima, nella sua preistoria, esso era stato un veicolo per portare al pubblico un'idea o un racconto; nel nostro Novecento divenne una forma, come il sonetto, quasi altrettanto rigorosa. Ma ogni forma reagisce sul contenuto, lo influenza, lo condiziona. I Pesci rossi di Cecchi ri- mangono esemplari, anche nel titolo: Nacquero anche nuove dimensioni della novella e del racconto, che solo esteriormente potevano ricordare quelle del bozzetto naturalistico; e tra i primi che stabilirono il nuovo tipo bisognerà mettere Pirandello, Bontempelli, Al- varo.

Fu allora, sia detto tra parentesi, che insorse quella con- fusione professionale tra scrittori e giornalisti, la quale anche di recente ha generato curiose polemiche. Ma sarebbe come se i notari del Trecento si fossero voluti chiamare poeti, solo perché sui margini dei cartolari qualcuno di loro annotava sonetti e canzoni. Erano poeti solo quei notari che erano anche poeti.

Domandiamoci, adesso, perché l'articolo di " ter- za pagina ", l'elzeviro, potè diventare una forma qualificata, specifica. Il felice evento va attribuito alla perfetta e reciproca proporzionalità di tre strutture: Il giornale poteva concedere tre, e anche pivi, colonne di una " giustezza " una volta e mezza mag- giore dell'attuale.

La cultura allora vigente aveva maturato il suo vocabolario, comunemente compreso dal ceto dei lettori, perché il ceto dei lettori era abbastanza d'accordo circa i fondamenti, il significato, gli scopi di quella cultura. Sulle parole si creava subito l'intesa senza che si do- vesse ricorrere ai sottintesi.

Erano parole ammesse, accetta- bili come luoghi comuni, e tuttavia possedevano ancora la freschezza dell'invenzione. Tuttavia, le idee e i concetti di ieri stanno entrando in or- ganismi ideologici e in sintesi nuove. Per di più il ceto dei lettori si è allargato.

Un arti- colo deve contenere anche il suo glossario: Anche negli articoli dei piij bravi, succede spesso di notare una maniera contratta contrariata , lo sforzo di ottenere la miniatura con pen- nelli fabbricati per dipingere, almeno, la tavoletta.

E uno scrivere tutto epigrammi, che richiederebbe la continua eufo- ria, dove invece si sente la costrizione. Talvolta, quegli scrit- tori si dimettono, vengono a patti col troppo facile, per il quale non sono nati, e in loro diventa negligenza.

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